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STRANIERI
A MILANO
di
Vincenzo Mastrosimone |
Frequento
spesso Milano per impegni, oppure per incontrare amici, con
i quali prendiamo un caffè, facciamo una chiacchierata
che verte su problemi sociali, come l’immigrazione, la
decadenza dei valori morali, la ribellione nei confronti dei
"graffittari" che deturpano i muri delle città.
Per raggiungere la mia meta mi avvalgo dei mezzi pubblici, con
preferenza per le metropolitane, dove spesso assisto ad episodi
di ogni genere, più potenzialmente pericolosi nelle ore
serali, che mi inducono alla riflessione.
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In quelle stazioni
e nei treni di transito, è ormai usuale incontrare molte
persone che, per lineamenti, colore della pelle, lingua spesso
incomprensibile, testimoniano la loro origine straniera. Si
tratta comunque di comuni viaggiatori, integrati nella collettività,
che li ringrazia per la collaborazione nelle più diverse
attività in cui operano con onestà, rispetto delle
leggi, come tanti italiani.
Sugli stessi treni però è anche frequente l'accattonaggio,
prevalentemente di stranieri, che si manifesta con ruoli differenti:
pseudomusicisti, mamme che chiedono l'elemosina con piccoli
bimbi ecc. Ultimamente mi sembra che siano proprio diventati
troppi.
A questo proposito racconto un episodio al quale ho assistito
in una tarda mattinata, sulla pensilina della metropolitana
di Lambrate, dove ero in attesa del treno per proseguire il
mio percorso. La mia attenzione è stata attratta da una
quindicina di stranieri, giovani e di mezza età, dall’aspetto
piuttosto trasandato, ed in possesso ognuno del suo strumento:
fisarmonica, chitarra e flauto. Tutti, man mano che ricevevano
l'ordine dal loro capo, si allontanavano nelle direzioni da
lui indicate per la città. Iniziava per loro quindi l'incerta
giornata di mendicanti col proposito di assicurare quanto imposto,
in mancanza del quale probabilmente sarebbero seguite punizioni
anche fisiche.
Erano queste le riflessioni in cui ero assorto mentre viaggiavo,
immaginando anche le loro abitazioni improvvisate e carenti
d'igiene nelle ex fabbriche abbandonate, la loro scarsa alimentazione,
il modesto abbigliamento, l’assenza di quant'altro necessita
ad un essere umano nel mondo civile. In tutto quella visione
mi sentivo invaso da una forte rabbia verso quegli uomini abbietti
e violenti, che non si facevano scrupoli a sfruttare i più
indifesi, bambini ed adulti menomati, sacrificati quotidianamente
alla loro avidità.
Penso perciò che dobbiamo riflettere sul fatto che, dando
degli spiccioli a quei mendicanti, in realtà alimentiamo
un giro d'affari e sfruttamento atto ad arricchire tali esseri
ignobili. Invece questo è un fenomeno che andrebbe stroncato,
sforzandoci di non farci vincere da una facile pietà.
Possibile che non si riesca ad arginare tale problema, che suscita
insofferenza nei cittadini che assistono passivamente, spettatori
impotenti di simili situazioni?
Un altro aspetto negativo è costituito dalla "fauna"
serale e notturna, accampata intorno alle stazioni ferroviarie,
particolarmente a quella centrale. Si tratta di gruppi che spesso
rappresentano un potenziale pericolo, senza escludere quanto
lasciano sul selciato che dopo il loro passaggio appare coperto
da vuoti di lattine, bottiglie, plastica ed altri rifiuti, come
è stato da me constatato in varie occasioni accompagnando
degli ospiti in partenza.
Nei dintorni completano il quadro, come si suoI dire, uomini
e donne che bivaccano, parlano tra loro nelle loro lingue dai
suoni oscuri e stanno in attesa di qualcosa che mai arriverà,
dal momento che il tempo per loro è come se si fosse
fermato. Non esiste un'alternativa al loro vuoto, ma siccome
devono pur vivere tirano avanti a forza di espedienti.
Magari risultano sgraditi ai loro stessi connazionali regolari,
che con fatica sono riusciti a trovare un’occupazione
e che meritano il nostro rispetto. Alcuni sono stati capaci
di impiantare attività commerciali fiorenti, basti pensare
al quartiere "cinese" in via Paolo Sarpi, altri contribuiscono
con lavori faticosi, che spesso noi non vogliamo più
fare, a mantenere se stessi e la famiglia lontana, e tante donne
infine (le cosiddette badanti), ci aiutano nei lavori domestici
ed accudiscono i nostri anziani che grazie a loro possono godere
di tranquillità, assistenza ed affetto. Come si vede
quella degli stranieri è una realtà con tante
ombre, che talvolta ci creano preoccupazione, ma anche ricca
di luci, perchè ci aiutano nella vita quotidiana e ci
rendono partecipi della varietà e della ricchezza del
nostro pianeta.
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