La musica che unisce

La musica da sempre è considerata non solo una forma d’arte ma anche un ottimo mezzo per farci star bene: infatti addolcisce l’animo, rincuora, crea legami tra le persone, in alcuni casi può diventare una vera e propria terapia, perché rilassa e allontana i pensieri più neri.
Sin da ragazza, quando ancora vivevo in Sicilia, amavo ascoltare dai vicini di casa i loro settantotto giri (quelli che si rompevano) che erano quasi consumati dal continuo uso e quell’interesse mi è rimasto, anzi il piacere dei suoni e del ritmo è diventato per me una vera passione.
Il sud è sempre stata terra di emigranti e infatti la collezione di dischi dei vicini era stata mandata loro da parenti che si erano trasferiti in Venezuela. Quelle musiche servivano anche per imparare parole nuove, conoscere qualche termine in spagnolo, venire a contatto con le usanze di popoli diversi dal tuo.
Crescendo, guardando film e documentari, i miei gusti si sono ampliati ed ho cominciato ad apprezzare non solo le musiche d’oltre oceano, come quelle della Giamaica e delle regioni tropicali, ma anche quelle tradizionali europee, come il “sirtaki” greco. Così con il tempo la mia semplice cultura musicale si è sviluppata e ho appreso che non solo la musica classica va ascoltata e capita, ma tutti i tipi di musica, perché sono la testimonianza della cultura di un popolo e rappresentano il mezzo più semplice e piacevole per avvicinarsi ad esso.
Recentemente ho conosciuto una famiglia originaria dell’Uruguay che si è meravigliata nel sentire quanti tipi di brani amo ascoltare, specie quelli sudamericani: ancora una volta la musica è servita a creare un ponte tra me e persone che vengono da mondi tanto diversi.

Giovanna Vindigni

Disabilità e sciocca indifferenza

E’ appena finito il 2003, anno dedicato al disabile cioè a chi non cammina, non sente, non vede o semplicemente non può contare sulla piena efficienza del proprio corpo, ma non bastano i buoni propositi a favore di chi ha coraggio ma non fortuna, troppo spesso esistono ancora individui che si rapportano a queste persone con arroganza, inciviltà, fredda indifferenza.
Quello che sto per raccontarvi è un episodio che ha veramente toccato il mio animo e la mia sensibilità. Sembra quasi impossibile a credere che si possa negare in malo modo un aiuto a un cieco, una persona che tra le tante disabilità è costretto a vivere probabilmente con una delle peggiori, dentro un’oscurità che noi vedenti non riusciamo nemmeno ad immaginare: ci basta stare per poco tempo nel buio assoluto per essere presi dall’angoscia e cercare affannosamente una fonte di luce, perciò non ci rendiamo assolutamente conto di cosa significhi muoversi nell’oscurità, contando sui rumori, gli odori e le sensazioni per orientarsi.
Ebbene un giorno, nella grande Milano, un signore, che nonostante il suo handicap riesce a muoversi e a fare qualche piccola commissione, decide di andare all'ufficio postale per pagare la rata di un’assicurazione. E’ costretto a lasciare il bollettino in bianco perché ha deciso all'ultimo momento di uscire e in casa non c'è più nessuno che glielo possa compilare. Dopo aver fatto come tutti la sua bella fila di un'ora, quando finalmente è arrivato allo sportello ha chiesto cortesemente all'impiegata di scrivere l'intestatario e la cifra. Sapete cosa gli è stato risposto: “Non sono tenuta, si sposti!”.
E’ vero che l’impiegata non ha l’obbligo di farlo, ma nessuno le impediva di esser gentile, di prestare il suo aiuto ad una persona che aveva confidato nella normale disponibilità che ognuno dovrebbe mostrare in situazioni del genere. Invece dopo tutta quella coda gli veniva detto di tornare in fila e presentarsi con il bollettino compilato, come se questo gli fosse possibile. A questo punto ha reagito, ma é intervenuta la responsabile dell'ufficio che lo ha accusato di avere delle pretese ingiustificate e che se andava avanti a lamentarsi avrebbe chiamato i carabinieri. Un bel gesto di solidarietà!
Penso comunque che questo sia un episodio isolato di discriminazione, persone gentili e ben disposte ce ne sono sempre e sono quelle che aiutano a mantenere la fiducia nel prossimo.

Giacinta Gironi

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