Sono nata sportiva

di Adelaide Cerri

Amo lo sport, soprattutto quello praticato all'aria aperta, lo ritengo un passatempo, che richiede perseveranza, equilibrio e salute. Stimo chi ha la disciplina per superare le difficoltà che esige. Questa ubbidienza modella il carattere, dona la resistenza necessaria per affrontare con successo competizioni sempre più selezionatrici, fino a salire addirittura sul massimo gradino del podio olimpionico.
Anch’io durante la mia vita mi sono misurata con diversi tipi di sport, senza naturalmente pretendere di emulare gli atleti che nel frattempo diventavano i miei beniamini. Già nascendo avevo superato una “corsa ad ostacoli” e con l'aiuto della mamma, potevo finalmente vedere la luce della vita ma, la mia impresa era niente al confronto con quella della nostra atleta Ondina Valla che nel 1940 conquistava il titolo olimpionico. Dopo quella prima gara il mio percorso sportivo è proseguito con alterni risultati.
Amavo le lunghe camminate su per i monti alpini, ma con parecchie soste, per ammirare il panorama mozzafiato e per bere alle fonti: acqua fresca e canterina gorgogliava giù nelle vasche di sasso degli alpeggi. Poi la guerra. Nessuna attività sportiva, solo lo scappare, per non soccombere, su quelle stesse montagne. Godendomi la solitaria vita montanara avevo come compagno, a difesa e offesa, il bastone preparato e intagliato dal nonno.

Alla fine della guerra il babbo mi ha regalato un’argentata bicicletta. La mia felicità era spasmodica: il sogno era di percorrere le strade ad una velocità superiore al passo montanaro. Con le prove effettuate nella lunga anticamera di casa avevo ottenuto l'equilibrio sebbene la sella fosse troppo alta. Ero pronta ad affrontare la strada. Tra il babbo e la mamma era avvenuta un’accesa discussione. Lei sosteneva che era pericoloso lasciarmi andare in bicicletta per le strade cittadine in considerazione del fatto che oltre ai tram c'erano le auto. Le mie lacrime non sono valse a farmi ottenere l’agognato permesso: la mamma aveva vinto. La rinuncia mi ha procurato grande dolore ma, mi sono consolata nel tifare per Fausto Coppi e nel farmi accompagnare al "Vigorelli" per gustare la sei giorni ciclistica con i migliori velocisti.

A Pantani

Era bravo
più di tutti!
In sella volava
e superava gli ostacoli
anche quelli insidiosi.

Forse tutto questo
non gli bastava
e cercava qualcosa di più.

Ma nel cercare
Si imbattè in vie tortuose
Piene di imprevisti
e di tranelli
che lo travolsero
suo malgrado.

Vasco

Il mare, che lascia liberi e leggeri i corpi nella sua immensa distesa cerulea, è grande maestro di disciplina ed io gioiosamente affrontavo le sue onde talvolta gagliarde, ma la mamma lo temeva e perciò mi aveva messo attorno alla vita un salvagente. Così il nuoto non è entrato nella mia vita come agonismo sportivo, ma mi appassionava ugualmente nei suoi atleti: il mio beniamino era Cagnotto, con i suoi mitici tuffi.
Nell’attrezzata palestra scolastica ero una buona ginnasta, sempre pronta a dare il massimo, ottenendo così un buon diploma. Ero fiera di me così come ancora sono fiera del nostro grande Juri Chechi, forte, vigoroso, perfetto.
Era mio desiderio poter sciare per scivolare agevolmente sui candidi pendi, per emulare almeno un po’ il grande Alberto Tomba. Fatta la scuola, cominciavo a destreggiarmi sugli sci, ma il marito, temendo per la mia incolumità, mi ha convinta a desistere da questo stupendo sport.
Gli sci li ho appesi in cantina ed ogni tanto vado ad ammirarli. Romantica nostalgia!

I Milanesi festeggiano il Carnevale pattinando all’Arena.

La mia storia sportiva è fatta di molte rinunce ma questo non ha diminuito il mio amore per l’attività fisica, che giova alla salute e allo spirito. Ancora oggi torno sempre alla montagna perché mi sento attratta dalla bellezza calma e rassicurante dei suoi prati, delle sue vette, dei suoi massicci. Quando raggiungo la montagna sono in paradiso e le sue divinità non manifeste mi accolgono benevolmente e mi rifocillano di saggezza, mentre il movimento nell’aria salubre mi ritempra.
Penso spesso che i veri sportivi siano altruisti, perché dedicano fatica e amore al raggiungimento di un fine spesso aleatorio e nella maggior parte dei casi povero di riscontri materiali. Purtroppo quando uno sport diventa troppo popolare è il denaro a guidare il gioco, ma forse allora non stiamo più parlando di sport.
     
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