Una Pasqua d’altri tempi

di Giovanna Vindigni

Artisti di strada

Con l’inizio della primavera le giornate si vanno ad allungare e i primi raggi del sole diventano sempre più luminosi. La natura si risveglia e si colora.
Le persone incominciano ad uscire dalle loro case per fare delle belle passeggiate e affollano un po’ ovunque piazze, giardini e parchi.
A volte in occasione di qualche ricorrenza vengono organizzate delle feste, dove si danno convegno artisti dei vari settori.
I musicisti accordano i loro suoni ai canti tradizionali creando una piacevole atmosfera che ci induce all’ascolto e ci coinvolge nel canto così che si diventa un unico coro. I pittori preparano nelle piazze mostre di quadri di ogni genere.
Nei parchi vediamo i teatrini di marionette o burattini che rappresentano le loro belle fiabe ai grandi e ai piccini. I giocolieri, i clown, gli acrobati sui trampoli con la loro abilità e con la destrezza delle loro mani riescono a creare tanti bei giochi, che colorano di allegria i volti dei bambini rendendoli felici in un grande sorriso gioioso.
Le belle giornate primaverili favoriscono il contatto con la natura e spingono a cercare il bello ed è in queste occasioni che scopriamo quante sono le persone che amano l’arte, operandovi con passione, tenacia e pazienza.
Gli artisti sono davvero persone speciali che riescono a costruire sempre nuovi mondi e a trasmettere le loro creazioni anche agli altri.

Agretti Carolina

Mentre il Natale è un momento di allegria, di unità familiare, di bontà ritrovata, anche se negli ultimi decenni mi sembra che spesso venga festeggiato da molti solo per abitudine, la Pasqua quasi non si celebra più: si comprano i dolci tradizionali e poi si scappa via.
La settimana santa è spesso vissuta in modo superficiale, invece è un periodo di preparazione che inizia con la Quaresima e si conclude con la Resurrezione. Gli auguri che ci scambiamo rappresentano questo profondo desiderio di rinnovamento, di trasformare in bene ciò che è male.
Nella tradizione siciliana questi giorni di “passione”, che iniziavano con la Domenica delle palme e la benedizione degli ulivi, erano vissuti da tutti con grande trasporto e partecipazione spirituale. Le celebrazioni più importanti cominciavano il giovedì con la lavanda dei piedi e la messa in “coena Domini” e, da quel momento, si iniziava a turni la veglia perché non si doveva mai lasciare solo il “Santissimo”.

Il venerdì, che è spesso caratterizzato da un tempo incerto e cupo che induce alla tristezza, si concentravano le celebrazioni più toccanti: dopo le tre lodi mattutine, il pomeriggio si partecipava alla “Via crucis” per le strade cittadine. Mentre la banda eseguiva musiche commoventi, che quasi straziavano il cuore e inducevano alle lacrime, la gente seguiva la statua e appuntava le offerte ai nastri appesi in vita.

Tutta la vita della città in quelle ore si fermava: il traffico veniva bloccato, i fedeli, assorti in preghiera, avanzavano in fila con i lumini accesi e alcuni devoti, che avevano fatto un voto, procedevano a piedi scalzi e con grossi ceri.
Gli incaricati si davano il turno a trasportare a spalla la cassa di vetri trasparenti con il Cristo morto. A distanza seguiva la grande statua di Maria Addolorata, coperta fino ai piedi con un manto di tulle nero, e i fedeli correvano finchè non incontrava il Figlio che stava cercando.
Il sabato era rito visitare in gruppi più chiese.
Intanto si preparava il pranzo a base di agnello, si infornavano verdure di tutti i tipi con pasta zuccherata ripiena di ricotta, cannella e maggiorana (le “cassatelle”), con i ritagli di pasta e le uova sode si costruivano dei veri capolavori, decorati come torte, spennellati di albume e coperti di corallini multicolori. La genuinità e la fantasia supplivano abbondantemente alla povertà degli ingredienti e producevano dei piatti invitanti e gustosi che ancora ricordo con nostalgia.
Ora tante tradizioni stanno scomparendo, i cibi si trovano già pronti, manca l’opportunità per ritrovarsi a cucinare insieme, il tempo è sempre insufficiente. Ma, dove si conservano gli antichi usi, il tempo sembra essersi fermato e l’individuo serba maggiore fiducia in se stesso perché non ha spezzato i suoi legami con il suo passato


Giorno di Pasqua

Piccola chiesetta silenziosa
spesso sola e vuota,
emergi tra le case screpolate
del vecchio paesello.
Le tue campane suonano
rintocchi a tutte l’ore,
ma solo nei dì di festa
sul piccolo sagrato
si ritrova la gente
di tutto il vicinato.
Oggi, giorno di Pasqua,
festa da tutti attesa,
il suon delle tue campane
già dall’alba si espande,
per annunciare a tutti
che Gesù, per noi morto,
stamane glorioso è risorto.

Natalina

indietro