POLENTA
E PANE
di
Natalina Guzzon |
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Molti
anni fa, nel Veneto si usava dire: “No te se miga sior per
mangiare el pan” (Non sei mica ricco per mangiare il pane).
I poveri, che erano la maggior parte della popolazione, mangiavano
solo polenta e, a volte, poca anche di quella. Chi usava la farina
di granoturco gialla, macinata grossa, faceva un bel polentone
alto e duro, chi usava la farina bianca, macinata fina, faceva
una polentina morbida e liscia |
Era richiesto,
rigorosamente, il paiolo di rame, sempre bello lucido.
La tecnica di esecuzione era sempre la stessa: quando l’acqua
bolliva, si versava la farina a pioggia mescolando in senso
orario, affinché non si formassero grumi. La polenta
era il cibo quotidiano: era molto salutare per i bambini, con
il latte, perché forniva loro le proteine per la crescita,
per gli adulti perché si completava con i fagioli, detti
appunto “carne dei poveri”. La polenta, di solito
costituiva il pasto serale, perciò, due ragazzi, se
si davano un appuntamento per la sera, dicevano: “Se
vedemo dopo polenta”.
Se per la maggior parte della popolazione, costituiva il pasto
di tutti i giorni, al contrario per i ricchi, unito alla cacciagione,
diventava un piatto prelibato.
Le famiglie che potevano cibarsi anche del pane erano considerate
benestanti, però lo consumavano con parsimonia. Se c’erano
degli avanzi non venivano mai gettati, ma dati ai mendicanti
e se un pezzo di pane cadeva per terra, la massaia lo raccoglieva,
lo puliva con un tovagliolo e lo riponeva sulla tavola, prestando
attenzione di non metterlo capovolto, perché portava
male.
Questo prezioso alimento è sempre stato considerato sacro
per l’uomo. Ma se ieri era mancante per la troppa miseria,
oggi che ne abbiamo troppo non gli diamo il valore che meriterebbe.
Il pane, accompagna la nostra storia fin dalle origini, Dio,
scacciando Adamo dal paradiso, lo condannò a guadagnarselo
con il sudore della fronte. Per gli Ebrei assunse un carattere
rituale quando, espulsi dall’Egitto e non avendo il tempo
per lasciare lievitare la farina, lo cossero come stava: da
allora il pane azzimo viene usato in liturgia.
Nell’antica Roma, tra le varie forme di matrimonio civile,
quello celebrato con l’offerta di pane di farro, era l’unico
indissolubile, perché consacrato a Giove Capitolino;
mentre negli altri casi, si otteneva facilmente il divorzio.
La polenta e il pane, sono sempre stati e sono anche oggi la
base della nostra alimentazione, perciò dobbiamo ringraziare
madre terra che ce li produce e soprattutto non dobbiamo sprecarli,
pensando che tante persone nel mondo muoiono di fame.
Per concludere, ecco un elogio alla polenta che ci ricorda i
vecchi tempi.
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La
polenta stamattina, l’era proprio tenerina
e per caso molto raro, la corea per il panaro.
Era il cibo degli dei la polenta con gli osei.
Salve
polenta, piatto da re,
i tuoi fedeli stanno ai tuoi piè.
El
pensiero de mia nonna,
l’era quel del paradiso,
poco prima de morire
la disea col so sorriso,
“e… mi no sarò contenta
se mancasse la polenta”.
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