Cucinare con il forno a microonde

 

Sapori antichi e nuove tecnologie

 

di Giovanna Sassu

 Apro con curiosità il libretto giallo con i programmi dell’Ute per l’anno accademico 2003-2004. Anche quest’anno desidero imparare cose nuove. Sfogliandolo trovo tante materie interessanti, ma subito, la mia attenzione è attratta dal corso “Cucinare con il forno a microonde”.
Da tempo cercavo di raccogliere notizie sull’uso appropriato di questo “elettrodomestico”. Ci penso un po’, poiché nello stesso giorno potrei frequentare altri corsi che mi attraggono, ma poi decido di seguire l’istinto e lo scelgo.
Alla prima lezione troviamo il docente, signor Mauro Ciocia, vicino ai due forni in dotazione: sta preparando gli ingredienti per dare la prima dimostrazione sull’uso delle microonde in cucina.
Il signor Mauro sceglie di alternare la teoria con la pratica. Spiega i principi teorici su cui si basa il funzionamento di questo strumento e ci presenta alcuni dati sul suo utilizzo in Italia e nel mondo.
Dalle statistiche apprendiamo che in Italia le famiglie hanno acquistato un numero inferiore di forni a microonde rispetto agli altri paesi, compresa la vicina Francia. Questo si spiega, forse, col fatto che nelle nostre case cuciniamo tutti i giorni, perciò siamo portati a conservare le nostre abitudini e i tradizionali sistemi di cottura. Infatti i maggiori acquirenti di questi forni sono i paesi anglosassoni, dove spendere tanto tempo per preparare i cibi non è considerato vantaggioso. Per noi che ci accostiamo a questo nuovo modo di cucinare, ciò rappresenta una delle modalità per metterci in sintonia con il nostro tempo, acquisendo nuove conoscenze, che sono il risultato del progresso tecnico scientifico.
La cucina con le microonde è un sistema di cottura rapido, in più è un sistema semplice e soprattutto economico. A differenza del forno elettrico tradizionale a raggi infrarossi, che scalda il cibo trasmettendo il calore dall’esterno all’interno, nel forno a microonde la cottura parte dall’interno del cibo fino ad arrivare sulla superficie esterna. Una curiosità: quando scaldiamo il latte per la colazione, direttamente nella tazza, il latte risulta caldo alla temperatura desiderata, mentre la tazza resta ancora a temperatura ambiente. I recipienti che si usano per la cottura possono essere di vetro, porcellana, plastica.
Il piccolo forno, che rimane pulito anche dopo l’uso, è davvero prodigioso se si sa utilizzarlo come ci insegna il signor Mauro.
Durante il corso, che durerà sino alla fine di marzo, abbiamo imparato a cuocere la polenta in un quarto d’ora, e posso assicurare che viene buona. Abbiamo cucinato anche il pollo, il passato di zucchine, la caponata, il purè di patate. Abbiamo preparato il ragù, la besciamella, le lasagne. Abbiamo gustato il risotto con la zucca, il branzino in bianco, il branzino in “acqua pazza”, la verzata con le salsicce ed infine il budino. Inoltre, abbiamo imparato a fare il polpettone in crosta: una vera novità.
Si è prestata anche una particolare attenzione allo scongelamento del cibo che, se eseguito nel modo corretto, offre il vantaggio di mettere a disposizione delle pietanze sane e gustose, come appena cucinate.
Sono curiosa di sapere che cosa ci riservano le nuove lezioni, ma spero di poter prendere gli appunti in modo preciso, perché alcune amiche me li hanno già chiesti.

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