Lettere al giornale

Desidero ringraziare la coordinatrice del giornalino dell’Ute, Gabriella Milanese, che con il suo tocco magico e la sua maestria rende piacevoli i nostri testi, pur mantenendoli integri.
Forse non tutti i corsisti, quando hanno fra le mani il giornalino, si rendono conto di quanto lavoro ci sia in quelle pagine stampate e con quanta abnegazione e passione, la nostra simpatica Gabriella vi si dedica affinché possa essere gradito a tutti.
Vorrei che ognuno riuscisse ad apprezzare tutto il suo lavoro iniziando ad osservare attentamente ogni dettaglio, dalla copertina fino all’ultima pagina, dalle immagini alle foto. Lavoro che Gabriella svolge a casa impegnando molte ore del suo tempo, senza l’aiuto di nessuno. Noi che scriviamo, ci limitiamo solo a consegnarle i nostri articoli: a volte scritti a mano, a volte con la macchina da scrivere, a volte, per fortuna, al computer e memorizzati su dischetto. Questo per facilitarle un compito tanto impegnativo.
Dopo tutto questo lavoro, si rimane alquanto delusi quando sentiamo dire che non tutti leggono il nostro giornalino. Io so per certo, che alcuni non lo ritirano neanche, mentre al di fuori della nostra Ute ci sono persone che ci terrebbero ad averne una copia e ci chiedono persino se lo possono acquistare, come si fa con qualunque altro giornale.
Perché non mettere a disposizione alcuni numeri in più? Questo sarebbe motivo di soddisfazione per la nostra coordinatrice e per tutti noi.
Qualcuno della redazione ha anche avanzato la proposta di diffondere e far conoscere la nostra pubblicazione distribuendone qualche copia in modo particolare nelle case di riposo, negli ospedali, o in altri luoghi di questo tipo.
Penso che sarebbe una cosa molto gradita se il dottor Monza desse il suo benestare, sempre che sia una cosa fattibile.

Elena Schirone

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Innanzitutto, molte grazie per la Sua preziosa collaborazione nella redazione del nostro Giornalino e un grazie, anche da parte nostra, per il meritato apprezzamento della coordinatrice Prof. Gabriella Milanese.
Non so su quali elementi Lei basa la Sua affermazione che non tutti i nostri iscritti leggono il Giornalino e, d'altra parte, non ci permetteremmo mai di obbligarli a farlo: a noi basta che esso sia e continui ad essere un buon Giornalino, il quale ci risulta, ovviamente in base alle nostre informazioni, che viene letto e che piace molto.
Quanto al suggerimento di distribuirlo a persone non iscritte all'Ute, ad ospedali, case di riposo e in altri luoghi di questo tipo, al di là dell'aspetto costo, devo dirLe che la nostra Università non può farlo, e tanto meno a pagamento ciò per ragioni di natura fiscale, legate all'impostazione e posizione legale della nostra Università. In proposito, posso tuttavia dirLe che noi inviamo sempre il nostro Giornalino all'Amministrazione comunale, ad altri Enti ed Istituti nonché alla Federazione Italiana fra le Università della Terza Età la quale, fra l'altro, e come già noto, ci ha espresso il suo apprezzamento per la qualità e il livello della nostra pubblicazione
A noi sembra che possiamo essere soddisfatti del nostro Giornalino e dell'apprezzamento di chi lo legge. Vorrei cogliere questa occasione per un augurio: che il nostro Giornalino possa continuare a migliorare e soddisfare sempre più i suoi lettori.

Ottorino Monza


 

Ci scrive il signor Cosimo, per ricordare il compagno di corso Alfonso, da poco scomparso.

“Ancora oggi,” dice rivolgendosi all’amico, “quando arrivo nella nostra aula di inglese, il mio sguardo corre a quel posto dove sedeva un simpatico e caro uomo barbuto... Ti penso spesso caro Alfonso e un brivido mi corre tutto. Brivido di paura? Brivido di timore? …No! E’ un brivido di affetto, di nostalgia, e di dispiacere… per un Amico e “Compagno di scuola” che non c’è più…”

Cosimo

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La lettera di Cosimo, mentre ci apre uno spiraglio sulla fitta rete di relazioni e di affetti che nascono e si intrecciano nella nostra Ute e che costituiscono una delle ragioni per cui molti ci seguono da anni, ci rende partecipi di un dolore e di una tristezza che vorrebbe forse trovare un po’ di consolazione attraverso la testimonianza.
Per questo il suo scritto ci permette di ricordare non solo Alfonso, ma anche tutti coloro che dalla nostra università se ne sono andati per sempre, nella consapevolezza che niente ci potrà più restituire la loro umana ricchezza.
Alcuni versi del poeta russo Evghenij Evtuscenko esprimono meglio di qualsiasi mia parola il dispiacere per questa perdita irrimediabile.

" Non esistono uomini poco interessanti.
I loro destini sono storie, di pianeti.
In ciascun destino tutto è proprio, particolare,
e non esiste pianeta che gli somigli…

Ciascuno ha un mondo misterioso, tutto suo.
Esiste in questo mondo l’attimo più bello,
esiste in questo mondo l’ora più tremenda,
ma niente di tutto ciò è conosciuti da noi.

E se muore un uomo,
con lui muore la sua prima neve,
il primo bacio e il primo combattimento.
Tutto questo egli se lo porta con sé.

Questa è la regola di un gioco spietato:
non muoiono uomini, ma interi mondi…
Impossibile richiamarli in vita.
Impossibile risuscitare i loro mondi segreti.
E ogni volta desidero di nuovo
gridare per questa irrevocabilità. "

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