Nel cuore della notte che
sembra abitata da fantasmi, qualche rumore rompe il silenzio. Mi sveglio
e premo inutilmente l'interruttore della luce: resta soltanto il buio
totale. Guardando fuori dalla finestra, noto la stessa situazione: l’oscurità
è assoluta. Scopro poi che è stata colpita l'intera nazione,
immersa nel sonno notturno domenicale.
Non è un giorno lavorativo, per fortuna, altrimenti le conseguenze
sarebbero ben più gravi, per il blocco di impianti industriali,
mezzi di trasporto e quanto altro è spinto da impulso elettrico
nel mondo del lavoro quotidiano.
La ridistribuzione energetica è avvenuta per fasce, in tempi
diversi, come pure le relative informazioni via etere, attraverso le
quali abbiamo saputo quanto era successo e gli investigatori, subito
al lavoro, non hanno escluso errori umani ed hanno anche ipotizzato
atti di sabotaggio.
In seguito invece, le cause sono state attribuite a un blocco nella
distribuzione della corrente in Francia e Svizzera, nazioni verso le
quali si sono accese le polemiche e a cui sono state imputate le responsabilità
per gli enormi danni provocati al nostro paese. Successivamente è
stata accertata l’insufficiente informazione da parte della Svizzera
che non ha fatto scattare adeguate contromisure nel nostro paese.
Lascia però stupiti il fatto che la semplice caduta di un albero
(forse due!) abbia innescato una tale reazione a catena capace di oscurare
un intero paese. Questo incidente mostra quanto sono fragili le fondamenta
su cui si basa la nostra economia e come sia fitta la rete di legami
che ci unisce così che il detto per cui “il battito delle
ali di una farfalla a Pechino produce conseguenze anche da noi”
non appare poi così esagerato.
Non siamo i primi nel mondo a vivere questa esperienza, perchè
siamo stati preceduti negli ultimi otto anni da India, Nigeria, Canada,
per ben due volte dagli USA e Manila. Rimane comunque, l'interrogativo
principale di questa vicenda: l'Italia non è stata in grado di
reagire ad un disservizio oppure, essendo andata in tilt l'intera rete,
ci si è trovati di fronte ad un evento imprevedibile?
Certo c'è stato molto allarmismo, panico, alcune vittime, feriti,
danni. I trasporti sono rimasti bloccati per ore, gli ospedali sono
andati in crisi dovendo far fronte a gravi problematiche, nelle abitazioni
gli ammalati allacciati agli apparecchi respiratori si sono trovati
in pericolo di vita; i pedoni terrorizzati nelle strade buie temevano
di essere investiti dalle auto, molte persone si sono trovate bloccate
negli ascensori ed in tante altre situazioni critiche.
In compenso però la rapidità degli interventi e l’efficienza
nei soccorsi hanno dimostrato capacità di far fronte alle emergenze;
soprattutto con le forniture immediate di gasolio, dove si rendeva indispensabile
la continua funzionalità degli impianti.
Questo episodio pone molti interrogativi sul futuro, visto che aumenta
il consumo di corrente e quindi la probabilità che l’inconveniente
si ripeta. Nei giorni seguenti il black out si è aperto un dibattito
su come affrontare l’emergenza energetica. Da molte parti si è
proposto di provvedere alla realizzazione delle centrali elettriche
progettate e mai costruite o bloccate, che potrebbero garantirci maggiore
sicurezza e renderci meno dipendenti da altri paesi.
§ A cosa andrebbero incontro ospedali, industrie, trasporti e quant'altro
dipende dall'energia elettrica, sempre più indispensabile? Dobbiamo
cercare soluzioni in tempo utile, anche se la questione è molto
complessa.
La risposta più immediata sembra quella di far ripartire al più
presto la costruzione delle centrali, ma resta il problema dell’inquinamento
e della necessità di trovare forme di energia più pulite.
Senza contare che la gente è sempre meno disposta a trovarsi
accanto a casa una fonte di contaminazione e il recente episodio di
Scansano Ionico ne è la riprova. L’importante è
che passata l’ondata di scontento il problema non venga ancora
una volta accantonato.