IL GRANDE BLACKOUT NOTTURNO
di Vincenzo Mastrosimone

Nel cuore della notte che sembra abitata da fantasmi, qualche rumore rompe il silenzio. Mi sveglio e premo inutilmente l'interruttore della luce: resta soltanto il buio totale. Guardando fuori dalla finestra, noto la stessa situazione: l’oscurità è assoluta. Scopro poi che è stata colpita l'intera nazione, immersa nel sonno notturno domenicale.

Non è un giorno lavorativo, per fortuna, altrimenti le conseguenze sarebbero ben più gravi, per il blocco di impianti industriali, mezzi di trasporto e quanto altro è spinto da impulso elettrico nel mondo del lavoro quotidiano.

La ridistribuzione energetica è avvenuta per fasce, in tempi diversi, come pure le relative informazioni via etere, attraverso le quali abbiamo saputo quanto era successo e gli investigatori, subito al lavoro, non hanno escluso errori umani ed hanno anche ipotizzato atti di sabotaggio.

In seguito invece, le cause sono state attribuite a un blocco nella distribuzione della corrente in Francia e Svizzera, nazioni verso le quali si sono accese le polemiche e a cui sono state imputate le responsabilità per gli enormi danni provocati al nostro paese. Successivamente è stata accertata l’insufficiente informazione da parte della Svizzera che non ha fatto scattare adeguate contromisure nel nostro paese.

Lascia però stupiti il fatto che la semplice caduta di un albero (forse due!) abbia innescato una tale reazione a catena capace di oscurare un intero paese. Questo incidente mostra quanto sono fragili le fondamenta su cui si basa la nostra economia e come sia fitta la rete di legami che ci unisce così che il detto per cui “il battito delle ali di una farfalla a Pechino produce conseguenze anche da noi” non appare poi così esagerato.

Non siamo i primi nel mondo a vivere questa esperienza, perchè siamo stati preceduti negli ultimi otto anni da India, Nigeria, Canada, per ben due volte dagli USA e Manila. Rimane comunque, l'interrogativo principale di questa vicenda: l'Italia non è stata in grado di reagire ad un disservizio oppure, essendo andata in tilt l'intera rete, ci si è trovati di fronte ad un evento imprevedibile?
Certo c'è stato molto allarmismo, panico, alcune vittime, feriti, danni. I trasporti sono rimasti bloccati per ore, gli ospedali sono andati in crisi dovendo far fronte a gravi problematiche, nelle abitazioni gli ammalati allacciati agli apparecchi respiratori si sono trovati in pericolo di vita; i pedoni terrorizzati nelle strade buie temevano di essere investiti dalle auto, molte persone si sono trovate bloccate negli ascensori ed in tante altre situazioni critiche.
In compenso però la rapidità degli interventi e l’efficienza nei soccorsi hanno dimostrato capacità di far fronte alle emergenze; soprattutto con le forniture immediate di gasolio, dove si rendeva indispensabile la continua funzionalità degli impianti.

Questo episodio pone molti interrogativi sul futuro, visto che aumenta il consumo di corrente e quindi la probabilità che l’inconveniente si ripeta. Nei giorni seguenti il black out si è aperto un dibattito su come affrontare l’emergenza energetica. Da molte parti si è proposto di provvedere alla realizzazione delle centrali elettriche progettate e mai costruite o bloccate, che potrebbero garantirci maggiore sicurezza e renderci meno dipendenti da altri paesi.

§ A cosa andrebbero incontro ospedali, industrie, trasporti e quant'altro dipende dall'energia elettrica, sempre più indispensabile? Dobbiamo cercare soluzioni in tempo utile, anche se la questione è molto complessa.

La risposta più immediata sembra quella di far ripartire al più presto la costruzione delle centrali, ma resta il problema dell’inquinamento e della necessità di trovare forme di energia più pulite.
Senza contare che la gente è sempre meno disposta a trovarsi accanto a casa una fonte di contaminazione e il recente episodio di Scansano Ionico ne è la riprova. L’importante è che passata l’ondata di scontento il problema non venga ancora una volta accantonato.