PRENDIAMOCI CURA DEL NOSTRO CORPO
di Maria Tucci

Ho avuto modo di assistere ad una delle lezioni di medicina tenuta dal dott. Bressan sul morbo di Parkinson, che è stata per me molto interessante, non solo perché si tratta di una malattia che colpisce soprattutto gli anziani, ma anche perché ha offerto degli spunti per ulteriori riflessioni e approfondimenti sugli effetti indesiderati dei farmaci.

A questo riguardo il docente ci ha ricordato il famoso film “Risvegli” con Robert De Niro, tratto dall’omonimo libro.
Il film l’avevo visto, ma non conoscevo il libro che ho voluto leggere e che raccoglie racconti di storie vere.

Narra di persone, anche giovanissime, colpite da encefalite letargica sopraggiunta dopo epidemie simili alla “spagnola”, persone che, dopo aver vissuto anni e anni in uno stato letargico si sono risvegliate all’improvviso grazie ad un nuovo farmaco, chiamato L. DOPA, scoperto dal dott. Oliver Sacks.

Purtroppo dopo poco tempo questo medicamento ha mostrato i suoi lati negativi producendo effetti non desiderati che hanno indotto alcuni pazienti, presi dallo sconforto, a rifiutare la cura e quindi a ricadere nel loro letargo da cui non si sono mai più ripresi fino al sopraggiungere della morte.

Altri invece, sopportando con stoicismo i vari disturbi e le stranezze procurate dal farmaco e continuando a modificarne le dosi, sono vissuti anche a lungo conducendo quasi una vita normale, sempre seguiti con costanza ed abnegazione dal medico, circondati dall’affetto dei loro famigliari e aiutati dalla loro stessa indole forte e gioiosa.

Ho voluto raccontare tutto ciò per mostrare quante utili indicazioni si possono trarre dalle lezioni di medicina e quanto esse non solo risveglino in noi il desiderio di approfondire gli argomenti trattati, ma possano avere positive ricadute anche nel modo in cui affrontiamo i problemi quotidiani e persino le malattie.

Ultimamente infatti ho subito due operazioni chirurgiche molto delicate. All’inizio ero un po’ spaventata, essendo stata informata dei rischi a cui andavo incontro sottoponendomi all’intervento, ma al momento di entrare in ospedale e ripensando a come quei pazienti, affetti da così grave malattia, fossero riusciti ad affrontarla con coraggio, mi sono tranquillizzata.
Sono andata serena, anche se in un angolino recondito del mio intimo mi sentivo come un condannato alla ghigliottina. Mi sono fatta forza perché sapevo quanto è importante riuscire a dominare le proprie paure e ad avere fiducia.

Dopo aver superato il primo intervento, a distanza di due mesi, ho dovuto sottopormi al secondo, ma prima mi sono concessa una settimana di vacanza al mare che mi ha fatto dimenticare completamente l’ospedale.

Forse non ci crederete, ma vi posso assicurare che quando mi hanno portata in sala operatoria sono entrata scherzando e quando l’anestesista mi ha detto: “Ora la faccio dormire!” l’ho fatta sorridere perché mi sono messa a cantare la ninna nanna, addormentandomi dolcemente come un neonato nella sua culla.

Al risveglio, istintivamente mi sono guardata le mani e ho mosso le gambe. Non erano paralizzate! E’ stato il momento più bello in cui mi sono sentita rinascere a nuova vita e con vera gioia!

E ho anche mandato un silenzioso ringraziamento all’Ute e al dottor Bressan che spingendomi a leggere quel libro mi ha offerto una chiave per affrontare con coraggio quel difficile momento.