I solenni funerali
di stato per le vittime di Nassiriya hanno rappresentato una delle poche
occasioni (fatta eccezione forse per le gare sportive) in cui gli Italiani
si sono sentiti un popolo, uniti da una storia che ormai da tanti decenni
è diventata comune, come ci richiamano alla memoria ricorrenze
quali il 25 aprile o il 4 novembre.
Purtroppo noi anziani dobbiamo costatare che queste celebrazioni sono
sempre meno sentite, eppure ci dovrebbero ricordare che la nostra attuale
democrazia viene dal sa-crificio di tanti che ci hanno preceduto.
Fino a qualche anno fa il 4 novembre era festa nazionale, poi col passare
del tempo, con le nuove generazioni, l’entusiasmo per quella vittoria
evidentemente è andato diminuendo, anche perché i reduci
rimasti in vita, i cosiddetti “ragazzi del ‘99”, decorati
con medaglia d’oro e gratificati con una pensione di 41 euro (lordi)
al mese, sono ridotti a poco più di un centinaio e, toccando
ormai le 104 primavere, non sono più in grado di partecipare
a quelle celebrazioni.
Infatti l’ultimo grande raduno dei “Cavalieri di Vittorio
Veneto” risale ormai a dieci anni fa.
Come il 4 novembre anche alla
festa della repubblica il 2 giugno era stata messa la sordina, ma negli
ultimi anni, grazie soprattutto al presidente Ciampi, ha ripreso vigore.
Nel
nostro comune i festeggiamenti sono stati accompagnati da interessanti
manifestazioni. Innanzitutto per tutta la giornata si è organizzata
una “Grande fiera creart” in piazza Italia, con l’esposizione
e la vendita di oggetti artigianali.
Alla sera, nella piazza gremita, la Filarmonica Paganelli, diretta dal
maestro Donatella Azzarelli, ha tenuto il concerto “Sotto le stelle”.
Accanto agli strumenti musicali tradizionali ve ne era uno per noi quasi
sconosciuto: il corno delle Alpi, un trombone lungo m. 3,40, dalla gradevole
sonorità, che ha molto incuriosito i presenti. L’esibizione
è stata molto applaudita e si è conclusa con l’inno
nazionale cantato in coro da tutto il pubblico.
Forse a qualcuno queste manifestazioni possono apparire retoriche e
scontate, ma il ricordo dei momenti più significativi del nostro
passato resta un mezzo per rinsaldare il nostro senso di unità,
che il recente lutto per i nostri soldati ha mostrato essere forse più
forte e sentito di quanto molti di noi ritenevano.