Nel suo ultimo rapporto la Fao, l’organizzazione della Nazioni
Unite che si occupa dei problemi dell’alimentazione, parla di
842 milioni di affamati in tutto il mondo, 27 milioni in più
dello scorso anno. Il loro numero, che si concentra soprattutto in Africa,
diminuito agli inizi degli anni ’90, è ora in continua
crescita a causa dei conflitti, della siccità e dell’AIDS.
Ed è proprio
l’AIDS, secondo i dati dell’Unicef, la causa degli 11 milioni
di orfani del continente, cifra che ha avuto un incremento spaventoso
se si considera che nel 1990 essi erano poco meno di un milione.
Forse a questi numeri ci siamo ormai abituati e la loro grandezza da
un lato rende difficilmente immaginabili queste folle di affamati e
di sofferenti, mentre dall’altro genera un senso di impotenza
che ci spinge ad allontanarne il pensiero. Siamo però costretti
a prenderne atto quando questa realtà bussa direttamente alla
nostra porta sotto forma di imbarcazioni di fortuna stipate di poveri
individui allo stremo delle forze.
Il nostro paese, che dopo la seconda guerra mondiale, ha trascorso tanti
decenni in condizioni di relativa serenità e soddisfacente benessere,
si trova in questi ultimi tempi a dover fare i conti con i mali del
mondo e il terribile attentato contro i nostri soldati a Nassiriya così
come le carrette degli immigrati ci obbligano a guardare nuovamente
in faccia fame e guerra, due mostri che pensavamo di avere allontanato
per sempre dalla nostra vita.
Scopriamo così che non possiamo tirarci da parte, anche se forse
lo vorremmo tanto e ci piacerebbe poter dire: “Ma noi in tutto
questo non c’entriamo”.
Di questo e di altro abbiamo parlato nelle nostre riunioni di redazione
e di quello che abbiamo pensato e sentito proviamo a darne conto sul
nostro giornalino, sperando di aprire un dialogo con i nostri lettori.
Un nostro messaggio per superare il senso di scoramento che questo momento
oscuro può generare in noi, lo proponiamo attraverso le parole
del filosofo inglese Bertrand Russell, ed è
in fondo sempre lo stesso messaggio, quello che da millenni i saggi
ci ripetono e che oggi ci sembra particolarmente adatto al nostro Natale:
“Essere oggetto d’amore è una causa potente
di felicità, ma l’uomo che chiede l’amore non è
colui al quale viene concesso. L’uomo che riceve l’amore
è, generalmente, colui che lo da’.”