Uno sguardo al passato
mostra che gli spostamenti di individui o di interi popoli sono da sempre
parte della storia umana.
La storia dell'uomo
è caratterizzata da una costante mobilità di singoli,
di gruppi, talvolta di interi popoli, da una regione all'altra della
terra, alla ricerca di migliori condizioni di vita.
Se quella economica fu la causa prima dei movimenti migratori, accanto
ad essa altre ragioni diedero impulso al fenomeno. Fra queste ad esempio:
carestie, guerre, conflitti sociali, intol-leranza religiosa, sovrappopolazione
dovuta al-la diminuzione del tasso di mortalità.
"Migrare é una caratteristica di molte specie animali, uomo
compreso”, scrive Brunetto Chiarelli, nella sua opera Migrazioni.
Antropologia e storia di una rivoluzione in atto. “Gli individui
umani da tempo immemorabile si sono mossi in gruppi di luogo in luogo
alla ricerca di alimenti o per evitare pericoli. Leggende e resti archeologici
diversi dimostrano le tracce di antichi movimenti…
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Nave
di emigranti in arrivo a New York
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Immigrato
Siam partiti
con tanti sogni,
il sacchetto con i ricordi.
Lasciate le gioie della vita,
lasciati i familiari,
lasciate povertà, fame, guerra,
per cercare lavoro e pace.
La traversata è lunga,
perdo gli amici più cari.
All’arrivo tanta ostilità e diffidenza.
E io mi domando:
dove ero più felice?
Angela
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Vi sono comunque
quattro tipi di movimenti nello spazio delle popolazioni:
- i movimenti migratori tribali
e la conquista di nuovi territori: questo processo in epoche attuali
ha la sua continuità nelle occupazioni militari e nella colonizzazione;
- il trasferimento forzato
di popolazioni, inclusa l'acquisizione di prigionieri, il trasferimento
di schiavi e l'espulsione di minoranze per ragioni politiche o religiose;
- il movimento di persone
per contratti di lavoro o per accordi prefissati;
- il libero movimento di
individui.
Il termine di migrazione viene
generalmente riferito al libero movimento di individui, ma gli altri tipi
di movimenti sono stati forse altrettanto importanti nel determinare la
distribuzione attuale delle popolazioni umane sul Globo."
In questa mia breve sintesi del fenomeno prenderò in esame solo
l'ultimo tipo di movimento migratorio.
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Cenni
storici
Le migrazioni risalgono alla preistoria, nell'era quaternaria, con la
fine delle glaciazioni arrivarono nel nostro continente genti provenienti
da Asia e Africa. Nel 11° millennio a.C. fra le migrazioni più
importanti vi furono quelle dei semiti e degli indoeuropei. I primi, provenienti
forse dalla penisola arabica, penetrarono in Mesopotamia imponendosi alle
popolazioni sumeriche. Gli Indoeuropei provenienti dalle steppe danubiane
si sovrapposero e si mescolarono alle popolazioni indigene dell'Europa
centrale e meridionale.
Anche il Medioevo
vide imponenti ondate migratorie che, dal Nord Europa e da diverse regioni
asiatiche, si spinsero verso le terre più fertili del continente
e che per alcuni secoli provocarono conflitti anche cruenti con le popolazioni
locali. Più tardi gli Arabi si spinsero fino alla penisola iberica,
occupandola per alcuni secoli quasi completamente. Dalla seconda metà
del secolo XIV i Turchi entrarono in Europa riuscendo ad arrivare fino
a Vienna.
In seguito la scoperta-conquista
delle Americhe attivò un flusso continuo di immigrati
dall'Europa, che crebbe di intensità a partire dal primo Ottocento.
Si calcola che dal 1820 al 1914 circa 40 milioni di Europei siano sbarcati
negli Stati Uniti.
Lo sviluppo industriale
aveva portato al rapido declino della società rurale che per secoli
era stata alla base del sistema sociale europeo. La diminuzione del tasso
di mortalità e una tendenza al sovrappopolamento, la nuova offerta
di lavoro nelle città industriali, e la frantumazione del sistema
socio-economico del villaggio rurale, spinsero i contadini ad abbandonare
la terra per avventurarsi nelle grandi città americane.
I paesi maggiormente coinvolti furono l'Irlanda, la Polonia, la Germania,
e i Paesi del sud dell'Europa. Talvolta, furono delle crisi locali ad
incrementare l'emigrazione: in Irlanda una carestia dovuta ad un fungo
nocivo alle patate (unico cibo per un terzo della popolazione) causò
la morte di circa un milione di persone e ne spinse all'emigrazione circa
un altro milione e mezzo. Sempre in Irlanda le pesanti tasse e le violente
persecuzioni contro i cattolici e i presbiteriani da parte del governo
inglese indussero circa il 72% degli Irlandesi, nel periodo dal 1851 al
1901, ad emigrare. |
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Negli ultimi anni dell'ottocento
anche l'Italia fu intensamente coinvolta in questo flusso tanto che circa
7 milioni di Italiani lasciarono le regioni agricole del sud e del nord-est
della penisola per tentare la fortuna oltre oceano. La regione italiana
che maggiormente contribuì all'emigrazione fu il Veneto.
Dal Veneto partì, infatti, circa un terzo dell'emigrazione italiana
di quegli anni. Nel solo periodo 1876/1901, secondo le statistiche ufficiali
dell'epoca, lasciarono definitivamente la regione più di 400.000
persone, mentre 1.500.000 emigrarono temporanea-mente: se ne andò
così circa il 15% della popolazione regionale.
L'emigrazione riguardò in particolare le zone di pianura: emigrarono
soprattutto i piccoli proprietari e quelli che pur essendo contadini non
possedevano una proprietà. La destinazione preferita dai contadini
veneti fu l'Argentina e il sud del Brasile, paesi che necessitavano di manodopera
da destinare alla coltivazione della terra.
Negli anni '50 e '60, assistiamo in Europa a migrazioni nazionali e internazionali
verso le aree o i paesi che abbisognano di manodopera per la ricostruzione
post-bellica e per il successivo lungo periodo di espansione. Concretamente,
in questa prima fase i flussi provenienti dalle aree e dai paesi dell'Europa
sono spesso sollecitati da precise politiche di reclutamento delle aree
e dei paesi centro-settentrionali.
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Nella storia
recente il 1973 segna il confine temporale tra due periodi
di flussi migratori ben diversi.
Dal secondo dopoguerra al 1973 le migrazioni rispondono ad una reale domanda
di lavoro da parte dei paesi dell'Europa centro settentrionale, meta di
lavoratori provenienti dai paesi mediterranei (Italia, Grecia, Spagna,
Portogallo e Turchia).
Nella seconda metà degli anni '60, tuttavia, mentre calava drasticamente
quest'ultimo flusso migratorio, si faceva più consistente quello
proveniente dalle ex-colonie degli stati europei. Dopo il 1973 la recessione
economica induce all'assunzione di politiche immigratorie più restrittive,
che frenano parzialmente l'arrivo di extraeuropei, mentre sono incoraggiati
i rimpatri.
Dalla seconda metà degli
anni '70, gradualmente, i paesi della sponda nord del Mediterraneo si
trasformano da esportatori in importatori di manodopera dagli altri continenti.
Dalla fine degli anni '80, in seguito ai processi di democratizzazione
che hanno coinvolto i paesi dell'Europa dell'Est, è stata riconosciuta
o è in via di riconoscimento la libertà di espatrio. Ciò
ha reso possibile un importante flusso migratorio Est-Ovest.
Alla conclusione di questo
rapido excursus, che non pretende certamente di esaurire la storia delle
migrazioni, ma piuttosto di stimolarne l'approfondimento per meglio comprendere
cause ed effetti, volendo rispondere al quesito: perché ci sono
le migrazioni? non si può che asserire che le migrazioni
sono quasi sempre la manifestazione di uno sviluppo ineguale.
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