MIGRAZIONI: UNA REALTÀ ANTICA
di Giampietro Riboni

Uno sguardo al passato mostra che gli spostamenti di individui o di interi popoli sono da sempre parte della storia umana.

La storia dell'uomo è caratterizzata da una costante mobilità di singoli, di gruppi, talvolta di interi popoli, da una regione all'altra della terra, alla ricerca di migliori condizioni di vita.
Se quella economica fu la causa prima dei movimenti migratori, accanto ad essa altre ragioni diedero impulso al fenomeno. Fra queste ad esempio: carestie, guerre, conflitti sociali, intol-leranza religiosa, sovrappopolazione dovuta al-la diminuzione del tasso di mortalità.

"Migrare é una caratteristica di molte specie animali, uomo compreso”, scrive Brunetto Chiarelli, nella sua opera Migrazioni. Antropologia e storia di una rivoluzione in atto. “Gli individui umani da tempo immemorabile si sono mossi in gruppi di luogo in luogo alla ricerca di alimenti o per evitare pericoli. Leggende e resti archeologici diversi dimostrano le tracce di antichi movimenti…

Nave di emigranti in arrivo a New York

Immigrato

Siam partiti
con tanti sogni,
il sacchetto con i ricordi.
Lasciate le gioie della vita,
lasciati i familiari,
lasciate povertà, fame, guerra,
per cercare lavoro e pace.
La traversata è lunga,
perdo gli amici più cari.
All’arrivo tanta ostilità e diffidenza.
E io mi domando:
dove ero più felice?

Angela


Vi sono comunque quattro tipi di movimenti nello spazio delle popolazioni:

  • i movimenti migratori tribali e la conquista di nuovi territori: questo processo in epoche attuali ha la sua continuità nelle occupazioni militari e nella colonizzazione;
  • il trasferimento forzato di popolazioni, inclusa l'acquisizione di prigionieri, il trasferimento di schiavi e l'espulsione di minoranze per ragioni politiche o religiose;
  • il movimento di persone per contratti di lavoro o per accordi prefissati;
  • il libero movimento di individui.

Il termine di migrazione viene generalmente riferito al libero movimento di individui, ma gli altri tipi di movimenti sono stati forse altrettanto importanti nel determinare la distribuzione attuale delle popolazioni umane sul Globo."
In questa mia breve sintesi del fenomeno prenderò in esame solo l'ultimo tipo di movimento migratorio.

Cenni storici
Le migrazioni risalgono alla preistoria, nell'era quaternaria, con la fine delle glaciazioni arrivarono nel nostro continente genti provenienti da Asia e Africa. Nel 11° millennio a.C. fra le migrazioni più importanti vi furono quelle dei semiti e degli indoeuropei. I primi, provenienti forse dalla penisola arabica, penetrarono in Mesopotamia imponendosi alle popolazioni sumeriche. Gli Indoeuropei provenienti dalle steppe danubiane si sovrapposero e si mescolarono alle popolazioni indigene dell'Europa centrale e meridionale.

Anche il Medioevo vide imponenti ondate migratorie che, dal Nord Europa e da diverse regioni asiatiche, si spinsero verso le terre più fertili del continente e che per alcuni secoli provocarono conflitti anche cruenti con le popolazioni locali. Più tardi gli Arabi si spinsero fino alla penisola iberica, occupandola per alcuni secoli quasi completamente. Dalla seconda metà del secolo XIV i Turchi entrarono in Europa riuscendo ad arrivare fino a Vienna.

In seguito la scoperta-conquista delle Americhe attivò un flusso continuo di immigrati dall'Europa, che crebbe di intensità a partire dal primo Ottocento. Si calcola che dal 1820 al 1914 circa 40 milioni di Europei siano sbarcati negli Stati Uniti.

Lo sviluppo industriale aveva portato al rapido declino della società rurale che per secoli era stata alla base del sistema sociale europeo. La diminuzione del tasso di mortalità e una tendenza al sovrappopolamento, la nuova offerta di lavoro nelle città industriali, e la frantumazione del sistema socio-economico del villaggio rurale, spinsero i contadini ad abbandonare la terra per avventurarsi nelle grandi città americane.

I paesi maggiormente coinvolti furono l'Irlanda, la Polonia, la Germania, e i Paesi del sud dell'Europa. Talvolta, furono delle crisi locali ad incrementare l'emigrazione: in Irlanda una carestia dovuta ad un fungo nocivo alle patate (unico cibo per un terzo della popolazione) causò la morte di circa un milione di persone e ne spinse all'emigrazione circa un altro milione e mezzo. Sempre in Irlanda le pesanti tasse e le violente persecuzioni contro i cattolici e i presbiteriani da parte del governo inglese indussero circa il 72% degli Irlandesi, nel periodo dal 1851 al 1901, ad emigrare.

Negli ultimi anni dell'ottocento anche l'Italia fu intensamente coinvolta in questo flusso tanto che circa 7 milioni di Italiani lasciarono le regioni agricole del sud e del nord-est della penisola per tentare la fortuna oltre oceano. La regione italiana che maggiormente contribuì all'emigrazione fu il Veneto.

Dal Veneto partì, infatti, circa un terzo dell'emigrazione italiana di quegli anni. Nel solo periodo 1876/1901, secondo le statistiche ufficiali dell'epoca, lasciarono definitivamente la regione più di 400.000 persone, mentre 1.500.000 emigrarono temporanea-mente: se ne andò così circa il 15% della popolazione regionale.

L'emigrazione riguardò in particolare le zone di pianura: emigrarono soprattutto i piccoli proprietari e quelli che pur essendo contadini non possedevano una proprietà. La destinazione preferita dai contadini veneti fu l'Argentina e il sud del Brasile, paesi che necessitavano di manodopera da destinare alla coltivazione della terra.

Negli anni '50 e '60, assistiamo in Europa a migrazioni nazionali e internazionali verso le aree o i paesi che abbisognano di manodopera per la ricostruzione post-bellica e per il successivo lungo periodo di espansione. Concretamente, in questa prima fase i flussi provenienti dalle aree e dai paesi dell'Europa sono spesso sollecitati da precise politiche di reclutamento delle aree e dei paesi centro-settentrionali.

Nella storia recente il 1973 segna il confine temporale tra due periodi di flussi migratori ben diversi.
Dal secondo dopoguerra al 1973 le migrazioni rispondono ad una reale domanda di lavoro da parte dei paesi dell'Europa centro settentrionale, meta di lavoratori provenienti dai paesi mediterranei (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Turchia).

Nella seconda metà degli anni '60, tuttavia, mentre calava drasticamente quest'ultimo flusso migratorio, si faceva più consistente quello proveniente dalle ex-colonie degli stati europei. Dopo il 1973 la recessione economica induce all'assunzione di politiche immigratorie più restrittive, che frenano parzialmente l'arrivo di extraeuropei, mentre sono incoraggiati i rimpatri.

Dalla seconda metà degli anni '70, gradualmente, i paesi della sponda nord del Mediterraneo si trasformano da esportatori in importatori di manodopera dagli altri continenti.

Dalla fine degli anni '80, in seguito ai processi di democratizzazione che hanno coinvolto i paesi dell'Europa dell'Est, è stata riconosciuta o è in via di riconoscimento la libertà di espatrio. Ciò ha reso possibile un importante flusso migratorio Est-Ovest.

Alla conclusione di questo rapido excursus, che non pretende certamente di esaurire la storia delle migrazioni, ma piuttosto di stimolarne l'approfondimento per meglio comprendere cause ed effetti, volendo rispondere al quesito: perché ci sono le migrazioni? non si può che asserire che le migrazioni sono quasi sempre la manifestazione di uno sviluppo ineguale.