MA QUALCUNO CE LA FA
di Luisa Maria Sangiorgi

Quasi ogni giorno i giornali portano notizie di nuovi sbarchi di clandestini.

Vengono da ogni parte del mondo: dai paesi dell'Est, dal centro America, dall'Africa e dall'Asia. Questa specie di invasione pacifica ci lascia sgomenti e perplessi.

Riuscirà l'Italia ad accogliere tutti gli stranieri e a dar loro lavoro e dignità? E' una domanda che tutti ci poniamo quando li vediamo arrivare laceri e sfiniti su imbarcazioni vecchie, ormai inadatte a navigare, irretiti da individui senza scrupoli, con la promessa di una vita migliore.

Povera gente che fugge dalla guerra o dalla miseria, pensa di arrivare nella terra dell'Eldorado invece, qualche volta la speranza finisce con loro in fondo al mare.

Non sempre trovano un lavoro, spesso sono all'angolo delle vie a vendere povere cose o ai semafori a pulire il vetro delle automobili, quando non finiscono nella spirale della criminalità.

Mi auguro che nuove leggi migliorino la situazione ma, al momento la prospettiva non è ottimistica.

Immigrati al lavoro in una fabbrica

C'è però anche chi è in Italia da parecchi anni e con spirito di adattamento ha già saputo integrarsi: sono i più volonterosi e anche i più fortunati. Hanno un lavoro fisso, i documenti in regola, parlano la nostra lingua e rispettano le nostre tradizioni. Nei luoghi in cui vivono sono spesso benvoluti da tutti.

Ho conosciuto Sanyaj, ventiquattro anni, alto, bruno di carnagione, la testa avvolta nel copricapo caratteristico della sua terra: si aggira a piedi nudi nel cortile della cascina dove lavora come famiglio di stalla. E' venuto dall'India tre anni fa, non so se da uno "slum" cittadino dove regna la più cupa miseria o dalla campagna, dove ancora si muore di fame. Con lui c'era una giovane ragazza dal nome impronunciabile, sua moglie. Hanno trovato subito lavoro in campagna dove la manodopera è ricercata e, in breve sono diventati genitori di due gemellini che cominciano a pronunciare le prime parole in italiano.
Vivono in un piccolo appartamento nel centro del paese e sono puntualissimi nel pagare l'affitto. I soldi non mancano perché il lavoro di Sanyaj è ben retribuito e anche la moglie lo aiuta in campagna per conto del proprietario del podere.
Lui si occupa delle bestie e in particolare dell'allevamento del bestiame da latte; lo fa con grande perizia e con amore perché la sua religione gli insegna rispetto e considerazione per ogni forma di vita.

Una notte una mucca ha avuto un grave incidente, ha ingoiato un filo di ferro che serve a imballare il fieno. Nonostante le cure del veterinario è stato necessario abbattere l'animale. Per il proprietario ha pesato in particolare la perdita finanziaria; per Sanyaj è stato un vero dispiacere. Qualcuno l'ha visto in un angolo della stalla, col viso rivolto verso il muro, piangere in silenzio.

Anche Ibrahim e Milika vivono nello stesso paese. Loro sono giunti dall'Albania qualche anno fa: lui stava in Italia da parecchio tempo e appena è riuscito ad avere una casetta ha fatto arrivare la sua sposina.
Milika aveva appena diciannove anni, era tanto innamorata, ma anche impaurita; sola in questo paese straniero, dove il freddo dell'inverno e la nebbia che lei non conosceva, le facevano desiderare il mare e il tepore della sua Valona.
Ora Ibrahim si è assicurato un buon lavoro.

Il proprietario della ditta di trasporti, che l'ha assunto come manovale, gli ha proposto di prendere la patente automobilistica perché vuole una persona fidata che gli faccia da camionista.
E' un momento difficile per Ibrahim, che non conosce ancora perfettamente la lingua e che dovrà sostenere gli esami in un’autoscuola italiana. Si impegna con grande volontà: é determinato a provare anche se non è sicuro di arrivare fino in fondo.
Invece al primo tentativo riesce a superare la prova di teoria e di pratica nel più brillante dei modi.
Ora che é diventato camionista guadagna bene e in paese ha molti amici.

Milika lavora come inserviente alla casa di riposo per anziani e il suo sogno è diventare infermiera. Tutti vogliono bene a questa bella ragazza albanese dai gesti gentili e dal sorriso dolcissimo.
Le loro bambine vanno all'asilo: la più piccola al nido, la più grande alla scuola materna. Hanno tanti amichetti coi quali giocano e qualche volta litigano, come tutti i bambini del mondo.
Perfettamente integrate.