Il vecchio Nitto e la cassa sotto il letto

Quand’ero ancora piccolissima, nel nostro quartiere al paese abitava un vecchio maggiordomo.
Era dalla nascita orfanello, cresciuto presso famiglie benestanti. Diceva di non aver avuto nessuno al mondo di suo, ma stava sempre in allegria, si faceva coraggio da solo e canticchiava la musica classica e le operette.
I genitori però non volevano che lo avvicinassimo. Circolavano molte dicerie sul suo conto: siccome era rispettoso, pulito, lavava, stirava e si accudiva la sua giacca nera, spazzolandola al sole, non mancavano quelli che lo credevano gay.
E noi bambini un po’ ne avevamo anche paura, ma, poichè la curiosità era tanta, andavamo sempre a curiosare intorno a casa sua soprattutto per un motivo: perché teneva, sotto il letto altissimo, la sua cassa da morto.
Immaginate la meraviglia del paese per questa sua insolita mania. Teneva anche pronto tutto l’occorrente per essere vestito il giorno della sua morte. Ogni tanto si misurava i vestiti e la cassa funebre, per paura di non starci dentro, essendo alto un metro e novanta, con un fisico molto asciutto.
Ma ne è passato del tempo: è morto oltre i novant’anni, così magro che sembrava si piegasse in due!
Noi bambini, che eravamo un po’ crudeli, spingevamo una delle mie sorelle, piuttosto impressionabile, a curiosare dentro casa sua quando la porta era semiaperta. Così quando è morto lei lo ha sognato. Ma il fatto inspiegabile è che, giocando i suoi numeri al lotto, ha vinto.

Giovanna V.