Intervista ai docenti del corso sul Pianeta Terra e i suoi tre regni

Impariamo a conoscere il nostro ambiente

a cura di Gemma Boroni e Giacinta Gironi

 

Grazie al corso sui tre regni della natura, abbiamo avuto l’occasione di conoscere il nostro pianeta, sapere come è nato e quali mutamenti si sono verificati nel corso della sua storia. Certo la presenza dell’uomo non l’ha migliorato e specialmente negli ultimi secoli la pressione demografica, lo sfruttamento delle risorse, l’inquinamento di acqua e aria, l’estinzione di specie animali e vegetali ci dicono che stiamo portando la nostra terra al collasso. Cosa lasceremo ai nostri figli?
Ecco perché pensiamo che conoscere meglio l’ambiente sia il primo passo per cercare di preservarlo. Se riflettiamo sui milioni di anni che la natura ha impiegato per donarci questo nostro mondo non possiamo non sentire almeno un po’ la responsabilità nei suoi confronti.
Per capire meglio come la natura ha lavorato per noi in tutto questo tempo, donandoci infinite forme di vita e scenari meravigliosi, abbiamo parlato un po’ con i nostri docenti.
D - Quali sono le più recenti teorie sulla formazione della Terra?
R - La formazione della Terra è un tutt'uno con la formazione del nostro sistema solare. Le più recenti teorie ipotizzano che nello spazio, in seguito a un evento catastrofico che ha innescato il processo, nubi di gas interstellare si siano condensate a causa della gravità reciproca e della "pressione" esercitata dalla luce delle stelle che circondano queste nubi interstellari. La massa condensata, spinta verso il suo centro dalla gravità, è collassata su se stessa entrando in rotazione ed aumentando la sua temperatura a causa della radioattività, fino ad accendere le reazioni nucleari che continuano ancora oggi. Si suppone che l'enorme massa del protosole fosse circondata da una nube di corpuscoli ruotanti intorno ad essa; che si sono urtati ed agglomerati, a causa della reciproca attrazione gravitazionale, in ammassi rocciosi denominati "planetoidi", che si sono frantumati e riaggregati in masse sempre più grandi, concentrando vicino al sole i planetoidi di maggiore peso specifico. Il risultato furono i pianeti odierni di cui la terra occupa la terza posizione. A causa del calore del Sole, del calore sviluppato dalle collisioni prodotte dai bolidi che per gravità via via piombavano sulla sua superficie (aumentandone le dimensioni) ed anche a causa del calore liberato dal decadimento radioattivo, la grande massa della Terra antica si fuse concentrando al centro le masse metalliche più pesanti circondate da una massa di silicati fusi, che con il tempo si raffreddarono in superficie.
D - In che modo le rocce raccontano la storia del nostro pianeta?
R - La terra primordiale aveva una superficie ribollente e incandescente e col tempo venne avvolta dai vapori e dai gas emessi. Questi, condensando per raffreddamento in enormi nubi, caddero sulla superficie sotto forma di incessanti piogge. Dopo molti, moltissimi anni, si ebbe sulla superficie raffreddata una crosta alterata dalle piogge, e una gigantesca separazione dei composti chimici secondo la solubilità: i poco solubili e gli insolubili precipitarono sul fondo dei mari e furono trasformati in rocce o riciclati dal vulcanismo e dal metamorfismo, gli altri rimasero in soluzione nelle acque dei mari. Questa crosta di basso peso specifico (che galleggiava sulla massa fusa) è l'ambiente su cui si è sviluppata la vita.
La crosta terrestre è stata in passato ed è tuttora in continua evoluzione. Solo con lo studio sistematico delle rocce che la compongono si è riusciti a determinare a "posteriori" la storia del nostro pianeta. Ciò è stato possibile utilizzando moltissime branche delle scienze della terra, quali: geologia, mineralogia, stratigrafia, vulcanologia, cristallografia ecc. e mettendole in relazione fra di loro. Principalmente si è cercato con metodi radiometrici di trovare le rocce più antiche (presenti solo sugli scudi continentali) basandosi sulla trasformazione dei minerali contenenti elementi di alto peso atomico in altri elementi a peso atomico minore, come per esempio: uranio, piombo, torio, potassio ecc. Quindi, trovata la roccia più antica, si è andati a ritroso studiando le rocce e la loro formazione, concludendo che la terra ha una età compresa fra i 4,5 e i 6 miliardi (miliardi!!!) di anni.
D - Per passare ad un argomento più frivolo, ci può spiegare in che cosa consiste la preziosità di alcune pietre?
R - Le pietre preziose rispondono a queste caratteristiche: rarità, inalterabilità, durezza e bellezza.
Rarità: è evidente che se le strade fossero piene di ciottoli di diamanti nessuno farebbe pazzie per possederli.
Inalterabilità: una pietra di valore che nel tempo si alterasse e perdesse le sue caratteristiche di lucentezza, colore e trasparenza sarebbe molto meno ambita.
Durezza: anche la durezza è estremamente importante, infatti se con l'uso la pietra dovesse essere rigata dalle piccole abrasioni dovute alla polvere (quasi sempre costituita da quarzo e dai silicati) perderebbe il fascino dei cristalli limpidi e trasparenti.
Bellezza: è sicuramente soggettiva, al contrario delle altre categorie che appartengono alle proprietà fisiche dei cristalli da cui si ricavano le pietre preziose.
A riprova di quanto sopra, bisogna poi ricordare che con la tecnologia moderna è possibile produrre artificialmente quasi tutte le pietre preziose con le stesse caratteristiche fisico-chimiche quali: composizione chimica, colore, durezza, bellezza; ma essendo fabbricate dall'uomo perdono la proprietà di essere rare e per questo non sono definite pietre preziose, ma pietre sintetiche!

D - Torniamo alla storia della terra e passiamo al regno vegetale Quali forme sono comparse prima e quali dopo e perchè?
R - I primi organismi vegetali ad apparire sulla terra furono le alghe monocellulari che colonizzarono gli oceani primitivi. Le terre emerse, il clima, l'atmosfera erano assai diverse da ora. Due miliardi di anni fa le alghe vagavano sulla superficie degli oceani moltiplicandosi e utilizzando l'abbondanza della luce esistente. Incominciò poi lentamente, circa 650 milioni di anni fa, la conquista della terra ferma e da qui la necessità di evolversi in specie diverse per poter vivere nelle più varie zone climatiche ed altitudinali. Le piante con fiori, le più efficienti dal punto di vista riproduttivo, risalgono ad appena, si fa per dire, 135 milioni di anni fa.
D - Quali sono le forme vegetali più antiche ancora esistenti?
R - Fra le piante più antiche ci sono gli equiseti e le felci che infatti non hanno fiori, anche se le specie di oggi sono diverse da quelle del passato che erano molto più grandi e che conosciamo allo stato fossile. Una specie ancora esistente da circa 300 milioni di anni è il ginko biloba che conserva infatti caratteristiche molto primitive e uniche.

M. C. Escher - Tre regni

D - Quali forme vegetali sono a rischio?
R - Ogni specie vegetale ha un proprio ciclo temporale, sempre molto lungo se paragonato all'esistenza umana. Estinzioni più rapide, ma sempre dell'ordine di migliaia di anni, sono avvenute a causa delle variazioni climatiche causate dalle ripetute glaciazioni quaternarie.
Oggi dobbiamo preoccuparci delle specie in via di estinzione per cause umane. Si tratta di cause repentine, dirette come le raccolte eccessive, o indirette come la modifica degli habitat naturali o l'uso di sostanze connesse con l'agricoltura moderna: concimi chimici, diserbanti, anticrittogamici. Due esempi: i prati bianchi di narcisi sono un ricordo di un recente passato, ora la specie, in declino, è presente in zone marginali; il fiordaliso è praticamente scomparso dai campi di grano che da tempo immemorabile aveva eletto a sede privilegiata.
D - Parlando di animali osserviamo che vi siete concentrati soprattutto sugli insetti. Che cosa significa, nel loro caso, un solo modello per un milione di specie?
R - Quando ho riletto il titolo che avevo frettolosamente proposto per questa conferenza, mi è sembrato contemporaneamente presuntuoso e riduttivo. Presuntuoso perché è dawero molto difficile trattare con la dovuta profondità e capacità di sintesi un tema così ambizioso, riduttivo perché un milione di specie sono probabilmente poche, per gli insetti. Migliaia di specie ignote alla scienza vengono descritte ogni anno e gli entomologi sono concordi nel ritenere che ancora moltissime altre ne esistano nel mondo, vivendo sconosciute all'umanità.
Eppure tutti gli insetti hanno uno schema costitutivo comune: il corpo ricoperto e sostenuto da un esoscheletro è suddiviso in segmenti successivi (metameri), raggruppati in tre parti fondamentali:
- il capo, porta le antenne, gli occhi, la bocca;
- il torace, ha le appendici che servono al movimento: tre paia di zampe (numero che caratterizza gli insetti), le ali, quando vi sono, uno o due paia (gli insetti sono i soli invertebrati provvisti di ali, capaci di volo attivo);
- l'addome, contiene molti organi interni (intestino, ghiandole comparabili al fegato e al pancreas, apparato escretore, organi genitali) e porta le appendici esterne necessarie alla riproduzione e l'apertura anale. Tutto qui. Ma con così tante variazioni sul tema che insetti diversi hanno aspetti totalmente differenti (dal verme alla farfalla) ed hanno occupato tutte le nicchie ecologiche di quasi tutti gli ambienti del pianeta. Con un’eccezione: il mare.
D - Come l'interesse per la natura l'ha spinta ad indagare l'infinitamente piccolo?
R - La natura è straordinaria e altrettanto importante è scoprire, con l'ausilio di strumenti che possono avvicinare o ingrandire, quanto non riusciamo a vedere con solo i nostri occhi.
Cosa abbia stimolato la mia indagine in questo campo della natura mi è difficile dirlo. Certo non è stata una passione infantile, anzi, mi piace definirla una "vocazione adulta".
Più precisamente, credo di poter dire che la passione giovanile per la fotografia mi ha portato via via a maturare un interesse sempre più mirato e un maggior spirito di osservazione, scoprendo in ciò che osservavo qualcosa di nuovo e meraviglioso.
Ancor più importante è stato il desiderio di poter conservare l'immagine, quell'attimo meraviglioso in cui mi si apriva quella nuova e inaspettata realtà, invisibile al primo colpo d'occhio. Da ciò la ricerca di applicare tecniche diverse e piccoli marchingegni o adattamenti che potessero conservare con una fotografia documento questo meraviglioso piccolo spazio che ci offre la natura.

M. C. Escher - metamorfosi