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TERZA
ETA'
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Ritrovarsi dopo
quarantanni
di Beppe Biolcati
Unestate intorno agli anni
cinquanta Paolo, un giovane milanese pieno di brio, decise di godersi le tanto
sospirate vacanze in piena libertà e con tanta allegria. Come meta scelse
Cattolica, ridente cittadina romagnola sull'Adriatico, famosa tra i giovani
per i suoi divertimenti.
Giunto allalbergo prescelto all'ora di pranzo, mezzo affamato, fu fatto
entrare direttamente nella sala ristorante, dove fu fatto accomodare ad un tavolo
a due posti, di cui uno già occupato. Prima di sedersi Paolo, attese
il permesso della graziosa ragazza che aveva di fronte e contemporaneamente
si presentò.
La giovane, una maestrina del Molise di nome Carmen, era sola. Subito fra loro
nacque una reciproca simpatia: cominciarono a frequentarsi e felicemente trascorsero
assieme tutto il periodo delle ferie.
Passavano la maggior parte della giornata in spiaggia, facendo bagni e lunghe
camminate sulla battigia; altre volte in battello andavano a visitare lidi vicini.
La sera si divertivano nelle balere, allietate da orchestre romagnole, oppure
passeggiavano nella vicina Gabicce mare.
Col passare dei giorni la loro amicizia divenne sempre più solida. Stavano
così bene insieme che desideravano che quel soggiorno non finisse mai.
Purtroppo le storie nate in villeggiatura difficilmente hanno un seguito.
Infatti i due fidanzatini, tornati alle loro case, continuarono a scriversi
tenere letterine per un po di tempo, poi ad un certo punto i loro contatti
si interruppero e non seppero più nulla luno dellaltro.
Ma destino volle che, a distanza di una quarantina danni, Paolo fosse
invitato nel Molise al matrimonio di un nipote, e proprio nel paese di Carmen.
Per curiosità chiese informazioni sul suo lontano amore, ma senza sperare
di ritrovarla, dopo tutto il tempo trascorso.
E invece Carmen stava ancora là, viva e vegeta.
Così, dopo che lebbe rintracciata, decisero di passare la serata
in un piano-bar per festeggiare il piacevole avvenimento. Rientrato in albergo
Paolo raccontò al nipote il felice incontro con la sua passata fidanzatina.
La notizia gli fu talmente gradita che pensò di invitare alle sue nozze
anche Carmen, la quale compiaciuta accettò.
Alla cerimonia seguì il pranzo che, secondo le usanze locali, era allietato
dal suono di unorchestrina la quale fino a sera accompagnò le ricche
portate con arie folkloristiche o sentimentali.
Fra Carmen e Fabio, in questo breve riavvicinamento e nonostante la tarda età,
si era nuovamente accesa la scintilla. Così, dopo tanti anni, essendo
entrambi liberi da impegni coniugali in quanto vedovi, poterono riallacciare
lantica relazione, prima per corrispondenza, poi organizzando qualche
incontro finchè, con il beneplacito dei rispettivi figli, è il
caso di dire già maturi da un pezzo, decisero di convolare a nuove nozze.
Naturalmente per la celebrazione del matrimonio non potevano che scegliere lo
stesso paese, la stessa chiesa, lo stesso ristorante in cui si erano ritrovati.
Alle nozze non potevano mancare anche tutti i precedenti invitati che, uniti
a quelli nuovi, costituirono una vera folla che fece una gran baldoria.
I due sposini si stabilirono quindi a Milano, dove vissero felici
e contenti come nelle favole.

| Quando si é avuto una volta la fortuna di amare intensamente, si spende la vita a cercare di nuovo quell'ardore e quella luce. | Albert Camus |