Il pesco tentatore

Trascorro il mio tempo libero in paesino di montagna.
Nell’orticello del mio vicino troneggia un pesco, un bel pesco; talmente prolifico da essere oggetto dell’invidia di tutti i compaesani. Ebbene contro la sua bella pianta quel burbero sempre brontola; brontola perché al vento di marzo tanti fiorellini si spandono e infiorano di rosa la terra nera; brontola perché a parer suo pochi sono i frutti che giungono a maturare; brontola perché i ragazzini del vicinato fan troppo spesso man bassa delle sue belle pesche. Fegatoso e bisbetico il mio vicino brontola continuamente.
Un giorno, sbirciando al di là della siepe, ho visto tra il fogliame le sue pesche tentatrici. Ho pensato: "Poterle raccogliere direttamente dalla pianta è al giorno d’oggi un’occasione rara. Potrei gustarle al naturale, oppure inzupparle nel vino, come consigliavano i nostri saggi vecchi. Sarebbe proprio bello poterne fare una spanciata!"
La tentazione era forte, ma prima che potessi mettere in pratica il mio proposito, mi occorsi che un ragazzino mi aveva preceduta e stava beatamente gustando il vellutato frutto, trafugato certamente al vicino. Poi, per mangiarne anche le mandorle, cercava di rompere con un sasso i noccioli.
"Non farlo", gli dissi piano, affinché il derubato non mi sentisse. "Quelle mandorle contengono un acido velenossimo."
Mentre il ragazzino mi fissava con occhi spaventati giunse da oltre la siepe la burbera voce del mio vicino: "Ecco chi da’ lezioni ai ladruncoli, invece di sculacciarli!". Nessuna indulgenza per la naturale golosità dei ragazzi valse a placare quel brontolone.
Mentre sbuffavo per il suo caratteraccio pensai: "Non è detto che un giorno non possa mettere in atto quello che oggi non mi è stato possibile fare".

 

Giacinta Gironi