Il figlio perduto

di Vasco Mastri  

Quando si è ammalati e costretti a letto, c'è tutto il tempo per pensare e ripercorrere il passato, quel passato che molte volte vorremmo poter cambiare.
Non era questo il caso di Marta, un'anziana signora dal cuore d'oro, ma di Anna, la sua amica carissima a cui stava prestando assistenza. Mentre giaceva in ospedale, un giorno si era sfogata con lei, raccontandole la triste storia della sua vita.
Povera donna, quante ne aveva passate!
Ancora giovanissima era stata una ragazza madre, abbandonata dal fidanzato e ripudiata dai genitori, che non avevano accettato il suo stato perché scandaloso e disonorevole, secondo i loro canoni. Neanche il fatto di essere figlia unica era servito a distoglierli dalla loro decisione.
Ritrovatasi sola ad affrontare un futuro che la spaventava, decise di dare in adozione il figlioletto Alessandro di pochi mesi, rinunciando a conoscere l'identità della coppia che l'avrebbe preso con sé.
In preda a sconforto e disperazione, era poi fuggita all'estero, sperando di rifarsi una vita.
Si era adattata a svolgere i lavori più umili, subendo mortificazioni e maltrattamenti. Non conoscendo la lingua, aveva incontrato mille ostacoli, impedimenti di ogni genere, finché, per sopravvivere, aveva deciso di prostituirsi.
Era molto bella e ancora giovane: gli uomini la cercavano e la pagavano profumatamente.
L'unico suo scopo era quello di accumulare il denaro necessario per ritornare in Italia, comperarsi un piccolo appartamento, dove poter vivere dignitosamente l'età della vecchiaia. Dopo un lungo calvario, era riuscita finalmente a coronare il suo desiderio.
Dal giorno della partenza non aveva più dato sue notizie, e nessuno mai l’aveva cercata.
Si stabilì alla periferia della sua città natale. Cominciò a frequentare la parrocchia del quartiere perché, nonostante tutto, non aveva mai perso la fede. Fu qui che conobbe Marta alla quale si affezionò profondamente.
Innanzitutto cercò notizie dei suoi genitori, ma apprese purtroppo che erano deceduti prematuramente. Si consolò pensando che ora sapeva dove andare a piangerli. Di suo figlio nessuna traccia, ne poteva sperare di trovarne dopo tanti anni e ripensando alla clausola che la vincolava.
Era questo il tormento che l'affliggeva più del tumore maligno che la divorava.
Infine era deceduta invocando il nome del figlio e raccomandandosi alla pietà di Dio. Al suo funerale avevano partecipato pochissime persone, ma il parroco nella sua omelia, l’aveva descritta come donna umile, generosa e molto dignitosa.
Quando aveva saputo del suo male, Anna aveva predisposto tutto: il funerale, il loculo per la sepoltura e persino l'epigrafe. Il resto dei suoi risparmi lo aveva lasciato a Marta perché provvedesse ai fiori per lei e per la tomba dei suoi genitori e aveva donato l'appartamento ad un’associazione che aiutava l'infanzia abbandonata. Sulla sua lapide spiccava la frase; "Qui giace Anna, una madre infelice che chiede umilmente perdono".
Marta ricordava con nostalgia la sua cara amica, avrebbe tanto voluto conoscere Alessandro, sapere tutto di lui, potergli parlare, ma non aveva indizi su cui indagare.
Un giorno le venne in mente un'idea stravagante. Si recò alla sede del giornale cittadino e fece pubblicare sulla pagina della cronaca il seguente trafiletto: "E' morta Anna, invocando il nome del figlio Alessandro che quarant'anni fa, diede in adozione ad una coppia di questa città." Seguivano la firma e l'indirizzo.
Marta sperava nel miracolo, ma sapeva bene che non doveva illudersi. Si recava al cimitero molto spesso, ma ne ritornava amareggiata. I giorni passavano senza che nulla accadesse. Ormai rassegnata a non vedere realizzato il suo sogno, si affidò alla Provvidenza.
Un giorno improvvisamente fu invasa dalla voglia incontenibile di recarsi al cimitero. Giunta in prossimità della tomba di Anna, scorse di spalle la figura di un uomo, alto, distinto, immobile come una statua.
Marta rallentò il passo perché il cuore cominciò a batterle forte, proseguì lentamente coprendosi viso con il mazzo di fiori che portava con sé. Quando fu vicina all'uomo, riuscì a malapena a sussurrare: "Signor Alessandro" "Si", rispose quel signore, voltandosi di scatto.
Marta ebbe un momento di stordimento, ma si riprese subito. I suoi occhi pieni di lacrime incontrarono quelli dell'uomo che, dopo un attimo d'esitazione, l'abbracciò fortemente.
Il seguito, lo si può benissimo immaginare.
A volte i sogni si avverano, quando la fede è grande e a sostenerla c’è l’amore.