In
questi giorni mi tornano alla mente ricordi antichi dei miei primi
anni di vita, quando mio padre partì per la guerra. Io e
la mia sorellina di pochi mesi assistevamo a questo evento senza
capire. Tuttavia ancora oggi sento vivo in me il ricordo di quel
momento.
Dopo quest'avvenimento dovemmo affrontare molti disagi e restrizioni.
Una volta terminata in casa la provvista del frumento “per
fare il pane”, mamma dovette partire di notte con altre
persone, furtivamente, per acquistarlo clandestinamente in qualche
paese della pianura, nel Campidano. Sempre di notte e di nascosto
il grano veniva macinato nel mulino ad acqua situato poco distante
dall’abitato.
Ricordo la paura dei bombardamenti, quando ci stringevamo tutti
sotto il vano della porta o sotto il tavolo. Una volta, a notte
fonda, si sentirono fortissime le mitragliatrici degli aerei che
sorvolavano la zona, sparando contro il vicino campo di aviazione.
Quella volta abbiamo dovuto fuggire al buio. Ricordo quella muta
processione a passo affrettato per guadagnare la campagna.
Un’altra volta, era maggio, mi trovavo con la mamma, una zia
e i miei fratelli in campagna per raccogliere le ciliegie. Mamma
era sull’albero e noi bambini intorno eravamo molto felici
di giocare formando “collane”
e “orecchini”
con le ciliegie più belle. Improvvisamente sentimmo il rumore
degli aerei che si dirigevano verso il campo di aviazione mitragliando
a volo radente. Tutti ci spaventammo moltissimo e la zia ci riunì
in una piccola grotta formata da una pietra enorme inclinata su
altri massi. La mamma però non aveva fatto in tempo a scendere
dall’albero e per non attirare l’attenzione dei piloti
che avrebbero puntato la mira verso di noi, si attaccò al
tronco rimanendo immobile, con tanta paura, finché non cessò
il rumore degli aerei.
In quei casi pregavamo tutti di vero cuore per avere salva la vita,
promettendo di essere più buoni.
Ci giungevano notizie terribili di bombardamenti nelle città
ed anche il nostro capoluogo venne danneggiato enormemente e i cittadini
rimasti senza casa furono costretti a sfollare nei paesini.
Arrivavano
famiglie e persone singole col problema dell’alloggio e del
cibo. A me dispiaceva molto che la mamma talvolta negasse il pane
a chi veniva a chiedercelo.
Noi in campagna avevamo lo stretto necessario. I soldati stanziati
sul posto o di passaggio erano pure affamati e facevano manbassa
di tutto quello che trovavano. Alcuni mangiavano persino erbe strane,
altri si cibavano delle rane, ignorando che da noi non sono commestibili.
Si ebbe notizia di un soldato morto a causa di ciò.
Mancava tutto e per confezionare la biancheria necessaria per i
bambini che crescevano si “sacrificavano”
le lenzuola della dote.
Nelle sere d’estate, seduti alla porta di casa, al fresco,
i grandi ci raccontavano che una volta, prima della guerra, si potevano
acquistare la tela e le altre stoffe per confezionare biancheria
e abiti; scarpe di tutte le misure e anche cibo in quantità.
Ci raccontavano di un pesce salato chiamato con lo strano nome di
baccalà (che noi non avevamo mai visto) e tante altre cose
della quotidianità di prima che scoppiasse il conflitto.
Naturalmente non mancavano le storie fantastiche. In quei momenti
noi bambini vivevamo una sensazione di “intimità”
che ci faceva dimenticare la guerra mentre la nostra immaginazione
galoppava a “cento
all’ora”.
Poi la guerra finì. Vidi ripartire i soldati tedeschi che
dalle notizie sentite alla radio erano diventati nemici. Al mio
paese e nell’isola non fecero alcun male; qualcuno dei grandi
però ci avvisò molto seriamente, mentre accorrevamo
a vederli marciare sulla strada del ritorno, di non infastidirli
per nessun motivo. In fondo al cuore sono grata a quegli uomini
per essersi comportati in modo dignitoso, rispettando anche la dignità
degli abitanti.
Dopo questi fatti cambiarono molte cose, in meglio stavolta: tornò
mio padre e altre persone care, vivemmo un momento di grande felicità.
Cominciarono ad arrivare i primi venditori ambulanti con tante mercanzie,
stoffe colorate e ogni ben di dio che riempivano i nostri occhi
di desiderio.
Restavano ancora tanti problemi, ma non ci fu difficile confermarci
nella convinzione che l’esperienza della guerra sia la peggiore
che possa capitare di vivere.
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