Intervista a Silvana Borona, docente del corso di converzazione francese

Il fascino di mondi lontani

di Luisa Sangiorgi  

Dolci fantasticherie di Paul Gauguin, un artista che, durante il suo soggiorno a Tahiti, seppe esprimere la bellezza e la serenità dei Tropici.


Sono arrivata all’ultimo anno del corso di lingua francese. Nonostante abbia ancora difficoltà ad esprimermi e la mia pronuncia non sia molto corretta, sono contenta dei risultati ottenuti soprattutto perché, amando la letteratura, ora, grazie ai corsi di inglese e francese seguiti all’Ute, ho la possibilità di leggere e capire brani di autori stranieri nella loro lingua originale.
La professoressa Silvana Borona sta tenendo il corso di conversazione francese. E’ una docente molto preparata che si dedica con passione e pazienza ai suoi anziani “allievi”. Dotata di grande sensibilità nell’insegnamento, riesce a coinvolgere ed a mettere a proprio agio anche chi, tra noi, ha più difficoltà con la lingua.
Il suo corso, che è incentrato su un unico tema, il viaggio (“Voyage et exotisme au XVIII e au XIX siècle”), analizza vari autori tra cui Casanova, Voltaire, Rousseau, Flaubert, Baudelaire, che sono i più conosciuti. Altri scrittori, meno noti, completano il ciclo delle lezioni.
In un francese chiaro, facilmente comprensibile per tutti noi, l’insegnante ci ha spiegato come il desiderio di scoprire mondi nuovi, abbia spinto molti scrittori di questo periodo ad intraprendere viaggi in paesi lontani e a riportarne descrizioni particolareggiate, ricche di immagini esotiche che accendono la fantasia. Non mancano però anche i viaggi immaginari, attraverso i quali la mente va alla ricerca di qualcosa di nuovo anche al di fuori della realtà. L’argomento è tanto interessante che mi sono fermata a rivolgere qualche domanda alla signora Borona.

D - Il corso di conversazione che Lei sta tenendo tratta il tema del viaggio. Perché lo ha scelto?
R - Ho scelto questo argomento perché tutto ciò che porta alla scoperta del “nuovo” e del “diverso” mi affascina. Nei due secoli citati il viaggio e l’esotismo hanno caratterizzato la civiltà europea sia sul piano ideologico sia nel campo della creazione letteraria ed artistica.
Il nostro itinerario parte da impressioni e reportage di scrittori “viaggiatori” e propone sia immagini partorite dalla fantasia durante viaggi, che possiamo definire immobili, sia la “reverie”, come fuga dalla realtà difficile.
Finiremo con gli ultimi versi dei “Fleurs du mal” di Baudelaire che, affrontando il tema di quel grande viaggio che ci è sconosciuto, la morte, spera di trovare quel “nuovo” che ha sempre cercato.

D -Che ruolo occupa la cultura del viaggio nella letteratura francese?
R -
Gli scrittori ed i poeti francesi hanno viaggiato molto. Nel mio corso vorrei però sottolineare che i loro viaggi non li hanno sempre costretti a uno spostamento. Si può percorrere una lunga strada alla scoperta di un paese lontano, ma si può anche viaggiare col pensiero, leggendo un libro, guardando in se stessi: tutto dipende dalla meta che si vuole raggiungere.

D - C’è qualche motivo storico per cui questa “cultura” si afferma nel ‘700 e nell’800? Con quale spirito intraprendevano il viaggio gli scrittori di allora?
R -
L’uomo dell’Illuminismo, che nel ‘700 s’impegna nel grande viaggio della conoscenza, non può restare indifferente all’attrattiva del viaggio reale in cui trova spunto per riflettere sulla natura umana, sulla civiltà e sull’ordine del mondo.
Una traduzione delle “Mille e una notte” e le “Lettere persiane” di Montesquieu suscitano curiosità per i luoghi meravigliosi descritti, ma, fondamentale per il diffondersi del gusto per l’esotismo, è il pensiero di Rousseau che, esaltando il libero rapporto dell’individuo con l’ambiente naturale, favorisce il mito delle “isole felici” e del “buon selvaggio”.
Se osserviamo poi i Francesi del XIX secolo li vediamo diventare grandi viaggiatori e possiamo spiegare questo fenomeno con ragioni politiche, intellettuali e tecniche.
Negli ultimi anni del secolo precedente, la Rivoluzione costringe molti nobili ad emigrare in tutta Europa ed anche in America; nel periodo di Napoleone le guerre fanno conoscere ai soldati l’Italia, l’Egitto, l’Europa centrale, la Russia; inoltre l’espansione coloniale, a partire dal 1830, spinge i Francesi ad allargare i loro orizzonti e ad interessarsi alla letteratura di paesi stranieri anche lontani. Con il Romanticismo si sviluppa il desiderio di evasione e di conoscenza di paesaggi diversi, di costumi e usanze nuovi. In seguito il Realismo, richiedendo agli scrittori un’attenta documentazione, li obbliga a visitare di persona i luoghi in cui vogliono ambientare la loro opera.
Materialmente inoltre i viaggi sono facilitati dal progresso della tecnica, con lo sviluppo della navigazione a vapore e delle ferrovie.

D - Che cosa cercavano nel viaggio in questa epoca?
R - Nel XVIII secolo sono spinti soprattutto dal desiderio di conoscere per capire l’uomo e sentirsi liberi, anche se non si deve dimenticare che le grandi esplorazioni oceaniche annunciano il nascente colonialismo.
Nel XIX, al di là delle motivazioni romantiche prima e realistiche poi, l’età dei viaggi e dell’esotismo per eccellenza è la seconda metà del secolo in cui la modernità si identifica con il viaggiare e il gusto si orienta in modo significativo verso modelli esotici quasi a sottolineare una crisi esistenziale dell’uomo europeo.

Sarebbe interessante capire come uno scrittore può affrontare oggi, in un’epoca di turismo di massa, questo affascinante tema.