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Sono arrivata
all’ultimo anno del corso di lingua francese. Nonostante
abbia ancora difficoltà ad esprimermi e la mia pronuncia
non sia molto corretta, sono contenta dei risultati ottenuti soprattutto
perché, amando la letteratura, ora, grazie ai corsi di
inglese e francese seguiti all’Ute, ho la possibilità
di leggere e capire brani di autori stranieri nella loro lingua
originale.
La professoressa Silvana Borona sta tenendo il corso di conversazione
francese. E’ una docente molto preparata che si dedica con
passione e pazienza ai suoi anziani “allievi”. Dotata
di grande sensibilità nell’insegnamento, riesce a
coinvolgere ed a mettere a proprio agio anche chi, tra noi, ha
più difficoltà con la lingua.
Il suo corso, che è incentrato su un unico tema, il viaggio
(“Voyage et exotisme au XVIII e au XIX siècle”),
analizza vari autori tra cui Casanova, Voltaire, Rousseau, Flaubert,
Baudelaire, che sono i più conosciuti. Altri scrittori,
meno noti, completano il ciclo delle lezioni.
In un francese chiaro, facilmente comprensibile per tutti noi,
l’insegnante ci ha spiegato come il desiderio di scoprire
mondi nuovi, abbia spinto molti scrittori di questo periodo ad
intraprendere viaggi in paesi lontani e a riportarne descrizioni
particolareggiate, ricche di immagini esotiche che accendono la
fantasia. Non mancano però anche i viaggi immaginari, attraverso
i quali la mente va alla ricerca di qualcosa di nuovo anche al
di fuori della realtà. L’argomento è tanto
interessante che mi sono fermata a rivolgere qualche domanda alla
signora Borona.
D
- Il corso di conversazione che Lei sta tenendo tratta il tema
del viaggio. Perché lo ha scelto?
R - Ho scelto questo argomento perché
tutto ciò che porta alla scoperta del “nuovo”
e del “diverso” mi affascina. Nei due secoli citati
il viaggio e l’esotismo hanno caratterizzato la civiltà
europea sia sul piano ideologico sia nel campo della creazione
letteraria ed artistica.
Il nostro itinerario parte da impressioni e reportage di scrittori
“viaggiatori” e propone sia immagini partorite dalla
fantasia durante viaggi, che possiamo definire immobili, sia la
“reverie”, come fuga dalla realtà difficile.
Finiremo con gli ultimi versi dei “Fleurs du mal”
di Baudelaire che, affrontando il tema di quel grande viaggio
che ci è sconosciuto, la morte, spera di trovare quel “nuovo”
che ha sempre cercato.
D
-Che ruolo occupa la cultura del viaggio nella letteratura francese?
R - Gli scrittori ed i poeti francesi hanno viaggiato
molto. Nel mio corso vorrei però sottolineare che i loro
viaggi non li hanno sempre costretti a uno spostamento. Si può
percorrere una lunga strada alla scoperta di un paese lontano,
ma si può anche viaggiare col pensiero, leggendo un libro,
guardando in se stessi: tutto dipende dalla meta che si vuole
raggiungere.
D
- C’è qualche motivo storico per cui questa “cultura”
si afferma nel ‘700 e nell’800? Con quale spirito
intraprendevano il viaggio gli scrittori di allora?
R - L’uomo dell’Illuminismo, che nel ‘700
s’impegna nel grande viaggio della conoscenza, non può
restare indifferente all’attrattiva del viaggio reale in
cui trova spunto per riflettere sulla natura umana, sulla civiltà
e sull’ordine del mondo.
Una traduzione delle “Mille e una notte” e le “Lettere
persiane” di Montesquieu suscitano curiosità per
i luoghi meravigliosi descritti, ma, fondamentale per il diffondersi
del gusto per l’esotismo, è il pensiero di Rousseau
che, esaltando il libero rapporto dell’individuo con l’ambiente
naturale, favorisce il mito delle “isole felici” e
del “buon selvaggio”.
Se osserviamo poi i Francesi del XIX secolo li vediamo diventare
grandi viaggiatori e possiamo spiegare questo fenomeno con ragioni
politiche, intellettuali e tecniche.
Negli ultimi anni del secolo precedente, la Rivoluzione costringe
molti nobili ad emigrare in tutta Europa ed anche in America;
nel periodo di Napoleone le guerre fanno conoscere ai soldati
l’Italia, l’Egitto, l’Europa centrale, la Russia;
inoltre l’espansione coloniale, a partire dal 1830, spinge
i Francesi ad allargare i loro orizzonti e ad interessarsi alla
letteratura di paesi stranieri anche lontani. Con il Romanticismo
si sviluppa il desiderio di evasione e di conoscenza di paesaggi
diversi, di costumi e usanze nuovi. In seguito il Realismo, richiedendo
agli scrittori un’attenta documentazione, li obbliga a visitare
di persona i luoghi in cui vogliono ambientare la loro opera.
Materialmente inoltre i viaggi sono facilitati dal progresso della
tecnica, con lo sviluppo della navigazione a vapore e delle ferrovie.
D
- Che cosa cercavano nel viaggio in questa epoca?
R - Nel XVIII secolo sono spinti soprattutto
dal desiderio di conoscere per capire l’uomo e sentirsi
liberi, anche se non si deve dimenticare che le grandi esplorazioni
oceaniche annunciano il nascente colonialismo.
Nel XIX, al di là delle motivazioni romantiche prima e
realistiche poi, l’età dei viaggi e dell’esotismo
per eccellenza è la seconda metà del secolo in cui
la modernità si identifica con il viaggiare e il gusto
si orienta in modo significativo verso modelli esotici quasi a
sottolineare una crisi esistenziale dell’uomo europeo.
Sarebbe interessante
capire come uno scrittore può affrontare oggi, in un’epoca
di turismo di massa, questo affascinante tema.
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