Per non dimenticare la Shoah

di Caterina Rizzo

Il 27 gennaio si celebra “il giorno della memoria”, in ricordo dell’eccidio nazista di milioni di Ebrei. E’ stato scelto proprio questo giorno dell’anno in quanto il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz. Qual è il nome esatto per indicare l’assassinio di milioni di persone nei lager nazisti? Negli anni passati è stato usato il termine “olocausto”, oggi prevale “shoah”.
Si tratta di parole con significato diverso. “Olocausto” deriva dal greco e nelle religioni antiche indicava un’offerta cruenta, in cui la vittima era bruciata interamente sull’altare, come sacrificio supremo; “shoah” è un termine ebraico che significa annientamento, catastrofe.
Gli Ebrei contestano l’uso di olocausto a favore di shoah, in quanto sostengono che il loro sterminio nei lager nazisti non è stato un sacrificio religioso, ma una catastrofe che si è abbattuta su di loro, un tentativo di annientarli.
D’altro canto, le vittime non ebree non si riconoscono nell’uso di shoah, proprio per la matrice ebraica del termine e in verità il regime nazista si è accanito contro gli ebrei,

Rastrellamento di ebrei nel ghetto di Varsavia

ma non ha certo trascurato oppositori, zingari, omosessuali e handicappati, con l’alibi della purificazione della razza ariana da contaminazioni di varia natura.
La shoah è stata possibile perché i nazisti fecero leva sui sentimenti antisemiti radicati nella popolazione, non solo tedesca: gli Ebrei erano considerati strozzini per antonomasia, responsabili di non essere mai scesi a patti con la cultura cristiana e infine, colpevoli di deicidio; in particolare nella Russia zarista erano frequenti i “pogrom”, cioè sollevazioni popolari spontanee con massacri e saccheggi contro le minoranze, soprattutto ebree.
A tutt’oggi l’antisemitismo è ancora diffuso in Italia: da un sondaggio effettuato da Renato Mannheimer per il Corriere della Sera risulta che per più di due milioni di Italiani gli Ebrei dovrebbero lasciare l’Italia e che mentono quando sostengono che il nazismo ne ha sterminati milioni, il 22% degli Italiani prova molta o abbastanza diffidenza nei loro confronti e il 30% li ritiene in ogni caso diversi.
Personalmente penso che possiamo distinguere due forme di antisemitismo, uno che si nutre dei luoghi comuni citati e l’altro più colto, motivato con l’opposizione alla politica di Israele nei confronti del popolo palestinese.
Quando il pensiero va a quello che è accaduto in anni recentissimi nella ex Jugoslavia, mi chiedo quanto noi Europei abbiamo imparato dalla lezione dei campi di sterminio nazisti. E anche recenti episodi di cronaca stanno a dimostrare che l’antisemitismo non
è morto.