Per non dimenticare Hiroshima e Nagasaki

di Natalina Guzzon

Nei primi anni trenta le ricerche e gli studi internazionali avevano mostrato agli scienziati che l’energia che si poteva liberare attraverso il bombardamento e la scissione dell’atomo era potenzialmente grandissima. Tuttavia, in quell’epoca, ancora nessuno, neanche i più affermati studiosi, era consapevole di ciò che stava venendo alla luce.
Fermi e il suo gruppo furono i primi a scindere l’atomo dell’uranio, l’elemento che sarebbe entrato come ingrediente base nella bomba atomica.
L’avvento del nazismo portò ad un’accelerazione degli studi. Dal 1939 si scatenò la psicosi dell’atomica hitleriana e la corsa alla bomba prese il via. Nel 1942 nella cittadella-laboratorio di Los Alamos, nel New Mexico, scienziati e militari si misero al lavoro per giungere al più presto alla costruzione di una bomba atomica. L’unico mistero era rappresentato dalla potenza che un simile ordigno avrebbe potuto sprigionare. Non restava che provare...La prima esplosione nucleare sperimentale, avvenuta nel deserto del New Mexico nel luglio 1945, dimostrò che la potenza distruttiva era ancora più impressionante del previsto! Era nato l’ordigno che poteva segnare definitivamente non solo la fine del conflitto in corso ma anche della civiltà.
La guerra era ormai al termine e molti erano i dubbi sull’utilizzo della bomba, ma l’ipotesi di farla scoppiare in un luogo deserto, al cospetto di osservatori internazionali, per dimostrare al Giappone la terribile arma di cui gli alleati erano dotati, fu scartata.

Sopravissute(?)alla bomba atomica

Così quella limpida mattina del 6 agosto il B-29, dalla figura snella e argentea, che con il suo carico mortale sorvolava Hiroshima, alle ore 8,15 minuti e 17 secondi, si alleggerì dal suo fardello. I tecnici statunitensi avevano preparato tutto nei minimi particolari: l’esplosione dell’ordigno si doveva innescare a poche centinaia di metri di altezza. Se fosse avvenuta a terra avrebbe perso potere distruttivo, scavando un gigantesco cratere, mentre uno scoppio a una quota troppo alta avrebbe causato una dispersione radioattiva: si voleva che gli effetti devastanti di "Little Boy!" (questo il nomignolo dato dai militari alla bomba) fossero massimi.
E dopo 45 secondi dallo sganciamento ricorda il comandante dell’aereo: "Una luce fortissima riempì l’aeroplano. La prima onda d’urto ci colpì. Eravamo a diciotto chilometri e mezzo in linea d’aria dall’esplosione atomica, ma tutto l’aereo scricchiolò e cigolò per il colpo... Ci girammo a guardare Hiroshima. La città era nascosta da quella nuvola orribile, ribollente, a forma di fungo, terribile e incredibilmente alta".
L’immensa esplosione colse buona parte dei 350.000 abitanti in strada, mentre si stavano recando al lavoro. Fu questione di un attimo, il tempo di percepire l’immenso lampo luminoso. Nella zona dell’epicentro la temperatura balzò in meno di un decimo di secondo a 3000-5000°C. Ogni forma di vita nel raggio di ottocento metri svanì in seguito all’evaporazione dovuta al tremendo calore. Tutte le abitazioni vennero rase al suolo e una tempesta di fuoco spazzò il perimetro urbano fino a 3-4 chilometri dal luogo dello scoppio, provocando terribili ustioni nella popolazione. In quel solo giorno le vittime furono più di 100.000, divennero 140.000 alla fine dell’anno e a cinque anni dallo scoppio saranno ben 200.000.
Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, la stessa sorte toccò a Nagasaki: una bomba più potente di quella di Hiroshima distrusse la città.
Moriranno 70.000 persone, ma nel corso dei cinque anni successivi il bilancio sarà di 140.000 vittime.
Gli effetti delle radiazioni, che si manifestano con la perdita delle difese immunitarie e con alterazioni a livello genetico, si faranno sentire sia immediatamente sia negli anni futuri. Le persone più esposte moriranno per emorragie e infezioni. Nei mesi e negli anni successivi aumenteranno i casi di leucemia e il 23% dei nati dopo lo scoppio sarà affetto da malformazioni congenite. Le conseguenze sui sopravvissuti si susseguirono per decenni ed è imprecisabile il numero delle vittime, poiché molti documenti sono stati distrutti.
A partire dal 1947 il 6 agosto, tutti gli anni, migliaia di persone prendono parte ad una funzione religiosa nel parco del Centro della pace, costruito dove cadde la bomba, per non dimenticare mai quel terribile evento.
Ma oggi, a guerra fredda ormai conclusa, l’umanità non è ancora riuscita a liberarsi dell’incubo atomico. Nel mondo sono conservati quasi 48.000 ordigni nucleari. La convivenza con i più terribili strumenti di morte che mai siano stati inventati non sembra destinata a finire e ancora si minaccia di utilizzare armi nucleari. Le catastrofi precedenti non hanno insegnato nulla ai potenti della terra!