SERVIZI
E SOLIDARIETA' |
LA DONAZIONE CHE SALVA LA VITA
di Natalina Guzzon
L'A.I.D.O. (Associazione
italiana donatori organi), esiste in Italia da molti anni, ma è sempre
stata poco conosciuta, forse per la scarsa informazione; di conseguenza, i donatori
di organi sono sempre stati pochi, anche se in questi ultimi anni sono aumentati.
L'A.D.M.O. (Associazione donatori midollo osseo), è nata solo da circa
dieci anni, il numero degli iscritti è salito velocemente da 2.500 a
300.000 ma non basta, la gara di generosità deve continuare, poiché
è molto difficile trovare un donatore compatibile, quindi quanti più
saranno disponibili tanto maggiori possibilità di trapianti avremo.
Avendo esercitato la professione d'infermiera in ospedale, ho potuto rendermi
conto di cosa significa per una persona essere in attesa di un trapianto perché
un organo vitale, cuore, fegato, rene, non è più funzionante,
oppure per una forma di leucemia grave.
Passano i giorni lentamente e la speranza si affievolisce, mentre le condizioni
di salute si aggravano. I medici si sentono impotenti nonostante i nuovi farmaci,
parecchi molto efficaci, diano al paziente la possibilità di una attesa
un po' più lunga di quanto succedeva anni fa.
Ricordo il caso di un signore, si chiamava Luigi, con una forma di leucemia
molto grave: l'unica soluzione era il trapianto di midollo. La sorella era disposta
a donarglielo, ma, dopo le prove di compatibilità, non era risultata
idonea. Si può immaginare in quale prostrazione cadde il signor Luigi:
la sua unica speranza era sfumata.
Il centro di ematologia si rivolse allora al registro di donatori di midollo,
un elenco informatizzato presente in molti paesi del modo, ed inviò le
caratteristiche del paziente.Nell'attesa di buone notizie, il signor Luigi fu
dimesso dall'ospedale e si stabilì, insieme alla moglie, nelle vicinanze
del centro di ematologia.
Passarono alcuni giorni finchè un bel mattino, da Parigi, giunse una
telefonata all'ospedale: un signore, con le caratteristiche adatte, era disposto
a donare il midollo. Grande fu la gioia del paziente in attesa, anche se era
conscio del travaglio al quale doveva essere sottoposto prima del trapianto:
radioterapia, chemioterapia, isolamento in un box sterile per molti giorni,
dove solo il personale addetto poteva entrare.
Affrontò tutto con serenità e soprattutto con una gran fede in
Dio.
Quando finalmente arrivò il giorno del trapianto, era ormai ridotto quasi
uno scheletro, ma aveva tanta forza di volontà per guarire e ricominciare
a vivere. Gli fecero la trasfusione di sangue midollare, prelevato dalle ossa
del bacino del donatore, e inizialmente sembrava non desse buoni risultati:
dovettero trascorrere circa quindici giorni per vedere l'effetto positivo.
Infine una mattina, dopo la visita, l'ematologo gli disse che l'indomani sarebbe
potuto andare a casa, gli preparò la lista dei farmaci che avrebbe dovuto
scrupolosamente assumere e degli appuntamenti per i controlli a breve distanza.
Finalmente il grande giorno era arrivato: aveva trascorso più di un mese
nel box sterile che lo aveva protetto da eventuali infezioni e ora aveva quasi
paura a lasciarlo, ma si sentiva libero di ricominciare a vivere.
A turno andammo a salutarlo, due grosse lacrime gli bagnavano le guance, ancora
molto pallide. Il signor Luigi uscì guarito, grazie al suo donatore,
ma venne ancora spesso a trovarci per ringraziare tutti coloro che gli erano
stati vicino nel lungo periodo di sofferenza e avevano contribuito con la loro
opera alla sua guarigione.
Quando una persona con una malattia così grave guarisce, grazie alla
generosità di un'altra, credo che dovremmo sentirci tutti stimolati a
dare il nostro consenso alla donazione.