A sessantasei
anni, occupata nelle tante attività che impegnano le
mie giornate, mi guardo intorno e mi interrogo sul mio futuro
con una vena di speranza e di timore insieme.
Lo sapevate che gli anziani sopra i sessantacinque anni sono
oltre 10 milioni in Italia?
Da parte mia confesso che non mi aspettavo di poter godere tanto
questo periodo della mia vita tra “ritorno a scuola”,
volontariato, tempo per l’amicizia e per gli hobby finora
accantonati per mancanza di tempo.
Non è stato così per le generazioni che ci hanno
preceduto, i nostri stessi genitori e altri come loro si sono
dovuti accontentare di molto meno, anche se sono riusciti ugualmente
a trasmetterci un senso di serena dignità e di solidarietà
umana.
Noi anziani di oggi ci sentiamo protagonisti e non solo spettatori
della “rivoluzione” in corso, la rivoluzione della
terza età, grazie alla vita che si allunga e alla sempre
maggiore possibilità di prevenire e curare la malattia
per conservare la nostra salute. Questo ci permette di “invecchiare
bene” e ci aiuta, con un po’ di buona volontà,
ad essere delle persone capaci di spandere serenità intorno.
Di contro penso alla realtà quotidiana di molti anziani
con problemi di solitudine, sofferenti di forme depressive o
di malattie invalidanti. Come appartenente al gruppo dei volontari
della “Linea d’Argento” conosco persone che
dedicano parte del loro tempo all’attività di aiuto
ad alcuni di questi anziani traendone motivo di contentezza
anche per se stessi. Mi chiedo: “Che sia questo il modo
di apprendere l’arte di invecchiare”?
Gradirei sentire altri pareri in proposito dai nostri compagni
dell’Ute e lettori del Giornalino.