Cari
lettori,
desidero riflettere con voi su un fenomeno che sento sempre più
inquietante.
Giorni fa ho seguito un pezzo della trasmissione televisiva: “Ballarò”.
Quando ho visto quei barconi pieni di disperati che approdano alla
nostre coste ho avvertito nello stesso tempo pena e sgomento: pena
per la gente che rischia la vita cercando migliori condizioni di
vita, sgomento per un fenomeno che sembra incontrollabile.
Il titolo della trasmissione, “Barbari”, mi ha rimandato
alle “invasioni barbariche” che si studiavano a scuola.
La differenza è che quelle invasioni, riferite ad un lontano
passato, non fanno più paura, queste appartengono all’oggi
e ci spaventano. Non nascondo che ho avuto voglia di spegnere la
TV o almeno di passare ad un altro programma. Per fortuna dovevo
uscire. Ho quindi adottato una soluzione di compromesso: quella
di registrare la trasmissione.
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| La
notte, dal momento che non riuscivo a riaddormentarmi, ho ripensato
al programma che non avevo visto e ho ricordato che una sensazione
analoga l’avevo vissuta qualche settimana prima, proprio all’UTE,
assistendo alla proiezione e alla successiva discussione del film:
“La Battaglia di Algeri”. Durante il dibattito ho avvertito
un disagio palpabile in me e nei miei compagni/e presenti. Ciascuno
di noi si immedesimava nei Francesi o negli Algerini, sentendosi
coinvolto in un senso o nell’altro. Data la crudezza di alcune
scene provavamo tanta voglia di non pensarci o di giustificare le
azioni di una parte o dell’altra. Riflettendoci bene, anche
questo film, vecchio di almeno tre decenni, ci rimanda ad una realtà
molto attuale e molto triste: quella dei popoli oppressi e dei popoli
oppressori.
Un altro pensiero ha attraversato il mio dormiveglia: eravamo nel
mese di novembre, il mese tradizionalmente dedicato ai defunti,
il mese in cui visitiamo i cimiteri. Tuttavia cerchiamo in ogni
modo di allontanare dalla nostra mente l'idea della morte, della
malattia e facciamo i dovuti scongiuri se qualcuno ce ne parla.
Sembriamo un organismo che trattiene solo ciò che è
bello, piacevole ed elimina o allontana tutto ciò che è
brutto. Non solo l’idea della morte è brutta, ma è
brutto tutto quanto ce la ripropone, vedi i nuovi barbari e le povertà
che spesso si presentano ai nostri occhi.
Ho ricordato anche un testo di storia della Sardegna nel quale si
diceva che gli antichi Sardi vedevano nel mare la causa di tante
loro sciagure: invasioni, perdita di libertà, minaccia alle
proprie abitudini. Certi fenomeni sotto il sole non sono proprio
nuovi. Ancora dal mare giunge la fonte di tante nostre paure, paura
che le nostre certezze vengano minacciate, che i nostri valori siano
messi in discussione.
Ma, che valori sono se temiamo che possano soccombere di fronte
a valori differenti? E poi devono proprio essere cancellati? Non
potrebbero magari integrarsi con quelli portati dai nuovi arrivati?
Non esistono forse anche le crisi di crescita della società
come dell’uomo?
Questo è stato il pensiero che mi ha permesso di riprendere
sonno. Spero che non si tratti di un pensiero consolatorio. Magari
ora riuscirò a vedere in play back la trasmissione.
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