OBIETTIVO SULL'UTE

LETTERA AD UN AMICO
di Aldo Aragno

Lettera ad un amico sulla bella esperienza all'Ute Carissimo Giovanni, mi parli della tua solitudine e della difficoltà di vivere in un piccolo paese di 1800 abitanti. Ti riferisci alle tue giornate, che non passano mai ed alla depressione che è sempre in agguato.
Se non ti dispiace vorrei raccontarti la mia esperienza di pensionato che vive in una città alle porte di Milano.
Qualche anno dopo la mia uscita dalla vita lavorativa, mia moglie mi ha proposto di frequentare l'Ute.
Essendo abbastanza impegnato ho cominciato col seguire il corso di tedesco (lingua che coltivo da un po' di anni) e, per curiosità, ho avvicinato la redazione del giornalino.
Fin dal primo impatto ho avuto l'impressione di trovarmi in un gruppo molto libero, vivace e ricco soprattutto di spontaneità, dove ho sentito di essere accolto così come sono.
Forse farai fatica a credermi, ma molto spesso ho la sensazione di essere più in una classe di chiassosi scolaretti che di attempati sessantenni.
Non mancano le occasioni di incontro/scontro. Dovresti assistere ai nostri battibecchi. Con quanta pazienza la nostra responsabile recupera quella capacità di ascolto che, per qualche momento, era andata "in vacanza".
Ho l'impressione che spesso confondiamo, a partire da me, l'ascoltare con l'essere d'accordo. Sono comunque momenti di appassionato dibattito dai quali, dopo qualche piccolo dispiacere iniziale, si esce tutti più ricchi, avendo avuto l'opportunità di esprimere noi stessi.
Questo gruppo risveglia in ciascuno di noi il bambino interiore, quel bambino che siamo stati e che ci è sempre rimasto in fondo al cuore e finalmente abbiamo l'occasione di farlo affiorare. Vivo le riunioni della redazione come una buona opportunità di incontro con gli altri alla pari, senza "peli sulla lingua". Ma non sono "altri" anche i lettori?
Ecco, il giornale per me è sempre il luogo dove chi scrive incontra chi legge.
Un altro aspetto importante di questa mia esperienza è che non ho ancora trovato un pensiero o un articolo che non sia stato preso in considerazione, valorizzato. Magari quando uno meno se l'aspetta vede il suo articolo pubblicato sul giornalino. Viene fatta emergere, comunque, la creatività di ciascuno.
Grazie alla prof. Milanese e mia moglie ho anche seguito l'attività di ricerca sulle nostre tradizioni di neo Cinisellesi che si è concretizzata nella pubblicazione del libro "Un viaggio nella memoria", presentato la primavera scorsa.
Si è trattato di riavvicinare le nostre radici, farle riaffiorare e condividerle con gli altri, amici e lettori, rivivere la sofferenza dell'abbandono del nostro paese di origine, le nostre difficoltà di inserimento.
Anche oggi attraversiamo un momento storico nel quale, con le dovute differenze, altri stanno vivendo la pena di lasciare il proprio paese, le proprie abitudini, le proprie feste, come accadde decenni fa ad alcuni di noi. Anche per questo spero che possa continuare l'esperienza del "viaggio nella memoria", affrontando nuove realtà.
Prima si è trattato di scrivere una pagina di storia passata, ora di volgerci al presente, perché la storia resta qualcosa di vivo, palpitante, con pagine ancora da riempire… riservate a noi.
Ho voluto raccontarti questa mia esperienza nella speranza che tu nell'Ute di Oristano possa in qualche modo viverla nel reciproco arricchimento tuo e degli altri che hai vicino.

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