OBIETTIVO SULL'UTE

COME SIAMO CAMBIATI
di Gabriella Milanese

Quando quasi otto anni fa partecipai alla prima riunione della redazione del nostro giornalino, non avrei mai immaginato che l'esperienza sarebbe proseguita tanto a lungo e che con me avrebbero continuato a collaborare alcune delle persone che sedevano intorno a quel tavolo della scuola elementare "Manzoni".
Confesso che erano molti gli ostacoli che ci trovavamo davanti per dare corpo a quell'iniziativa.
Quello che principalmente mi sembrava dare un corto respiro al nostro tentativo era la limitatezza dei soggetti da trattare: ricordi, vicende personali, aspetti della vita dell'Ute, interessi ed hobby.
"Una volta che queste persone avranno soddisfatto il loro bisogno di comunicare opinioni o avvenimenti del passato, di documentarsi su qualche argomento che li appassiona, l'esperienza si esaurirà", pensavo, sbagliando grossolanamente.
In realtà con il tempo abbiamo imparato che le nostre esperienze personali potevano assumere significati più generali e che aspetti della nostra vita di cittadini potevano essere affrontati fornendo pareri ed informazioni utili ai nostri lettori.
Certo il gruppo ha dovuto imparare ad uscire dal guscio protettivo dei rapporti consolidati per confrontarsi con persone esterne al proprio ambito: già un incontro con i nostri docenti creava qualche preoccupazione, ma che dire di un'intervista ad un assessore o al direttore di qualche ente?
Non sono mancate le resistenze, perché in fondo la maggior parte pensava di aver finalmente trovato uno spazio per aprire il cassetto dei propri pensieri e delle proprie fantasie e questo mettersi in gioco su un terreno sconosciuto non sembrava rispondere a questa esigenza.
Perciò fin dall'inizio molte sono state le discussioni, anche animate, su cosa e come scrivere, ma proprio questa vivacità ci ha permesso di andare avanti per tutti questi anni senza stancarci, perché dai nostri incontri ci aspettiamo sempre qualcosa di nuovo.
E io stessa che coordino il gruppo non so mai in partenza quale esito avranno le nostre riunioni: una proposta può cadere nel vuoto, ma un suggerimento appena accennato può invece aprire un'ampia sfera di possibili lavori.
Così, contrariamente a quanto inizialmente temevo, il materiale non ci è mai mancato: accanto ai testi che vengono concordati durante le redazioni, ci sono quelli che ognuno di noi spontaneamente propone o che ci giungono da altri corsisti.
Le pagine del nostro giornalino sono passate dalle ventiquattro iniziali alle attuali trentadue e ogni volta mi dico che forse bisognerebbe aggiungerne altre quattro perché sempre più corposo diventa il pacco degli scritti che non riesco a pubblicare.
Anche il nostro gruppo è ora più numeroso e certamente molto affiatato: ci legano anni di continui confronti sui più svariati argomenti e il comune desiderio di rendere piacevole e interessante il nostro giornalino. Se paragono i nostri primi numeri con gli attuali mi sembra che della strada sia stata fatta e, conoscendo da anni tutti i collaboratori, so quanto hanno cercato non solo di migliorare il loro stile, ma anche di diventare attenti e aperti verso problemi e tematiche nuove.
Questo penso sia l'aspetto più bello e stimolante della nostra redazione e anche di tutta l'attività della nostra Università: che con il tempo, non solo sia aumentata l'offerta e il numero dei partecipanti, ma che, accanto al desiderio di soddisfare i propri bisogni di conoscenza e di apprendimento, sia emersa anche questa capacità di apertura verso l'esterno e di sempre maggiore coinvolgimento degli iscritti.
Per non parlare della fitta rete di legami di amicizia e di sincero affetto che ci unisce tutti.

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